Una famiglia italiana su tre (32%) gode della compagnia e dell’affetto di un animale ma c’è un triste rovescio della medaglia: dal 2008 ad oggi fattorie ed allevamenti si sono spopolati per 1,7 milioni di capi ed è emergenza per le razze a rischio estinzione.

I dati sono quelli emersi dal dossier “Gli animali nelle case e nelle fattorie degli italiani nel 2018“, presentato da Coldiretti in occasione di Sant’Antonio Abate, Patrono degli animali, in Piazza San Pietro a Roma, che come da tradizione anche quest’anno ha ospitato mucche, asini, pecore, capre, galline, conigli delle razze più rare e curiose, spesso salvate dal rischio estinzione per iniziativa dell’Associazione italiana Allevatori (AIA) e degli allevatori Coldiretti. Una tradizione popolare, quella delle benedizione ai nostri amici animali, che ogni 17 gennaio vede parrocchie affollatissime in ogni parte d’Italia, con una grandissima varietà di animali ad invadere il sagrato delle nostre chiese.

Complessivamente siamo un paese che ama la compagnia degli amici a 4 zampe: il 19,3% delle famiglie ne possiede uno, a fronte di un 7,1% che ne ospita due; il 3,7% delle famiglie ne ha tre e nel 2,3% dei casi gli animali sono quattro o più1. Secondo gli ultimi dati sarebbero oltre 14 milioni i cani e i gatti nelle nostre case, a cui si aggiungono 3 milioni tra conigli e tartarughe, 13 milioni di uccelli e circa 30 milioni di pesci.

Specchio di una società dove il ruolo degli animali è cresciuto fino ad ottenere riconoscimenti a livello giuridico, come la legge sull’agricoltura sociale, che valorizza gli effetti positivi della Pet-Therapy, legittimamente entrata tra le nuove attività previste. Fra le pratiche di agricoltura sociale vi sono infatti i servizi di cura e assistenza terapeutica come l’ippoterapia o l’onoterapia, senza dimenticare la funzione formativa svolta dalle fattorie didattiche con l’apicoltura e l’allevamento.

Sant'Antonio 2019: animali, agricoltori ed allevatori in Piazza San Pietro a Roma per la tradizionale benedizione
Sant’Antonio 2019: animali, agricoltori ed allevatori in Piazza San Pietro a Roma per la tradizionale benedizione

Il rovescio della medaglia: stalle e fattorie spopolate per 1,7 milioni di animali

Eppure v’è un triste rovescio della medaglia da considerare: negli ultimi dieci anni nelle fattorie italiane sono scomparsi 1,7 milioni tra mucche, maiali, pecore e capre. Ed è la stessa Coldiretti a lanciare l’allarme proprio nella giornata in cui si celebra il Patrono degli animali. Dal 2008 stalle, ricoveri e ovili si sono svuotati di circa un milione di ovini tra pecore, agnelli e capre, 600mila maiali e più di 100mila tra mucche e bufale.

Addio cha riguardato soprattutto la montagna e le aree interne più difficili, dove mancano condizioni economiche e sociali minime per garantire la permanenza di pastori e allevatori. A rischio – denuncia Coldiretti – anche la straordinaria biodiversità delle stalle italiane, dove sono minacciate di estinzione ben 130 razze allevate tra le quali ben 38 di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e 7 di asini.

Gli animali custoditi negli allevamenti italiani – sottolinea il Presidente di Aia nonchè di Coldiretti Firenze-Prato, Roberto Nocentinirappresentano un tesoro unico al mondo che va tutelato e protetto perché a rischio non c’è solo la biodiversità ma anche il presidio di un territorio dove la manutenzione è garantita proprio dall’attività di allevamento, con il lavoro silenzioso di pulizia e di compattamento dei suoli svolto dagli animali.“. L’allevamento italiano – continua Coldiretti – è poi un importante comparto economico che vale 17,3 miliardi di euro e rappresenta il 35% dell’intera agricoltura nazionale, con un impatto rilevante anche dal punto di vista occupazionale dove sono impiegate circa 800mila persone.

Per questo quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere lo spopolamento e il degrado spesso da intere generazioni“, ricorda il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

Le razze italiane, patrimonio unico di biodiversità

Butteri in Piazza San Pietro a Roma per la tradizionale benedizione del Patrono Sant'Antonio Abate
Butteri in Piazza San Pietro a Roma per la tradizionale benedizione del Patrono Sant’Antonio Abate

Un patrimonio naturale unico, tra cui spiccano veri e propri tesori, come alcune delle razze che hanno sfilato in Piazza San Pietro: l'”Asino Amiatino” originario della provincia di Grosseto, particolarmente adatto ad essere utilizzato in zone impervie e marginali o la vacca “Chianina“, con le sue proporzioni gigantesche, la più maestosa tra le razze bovine italiane. Da citare anche il maiale nero casertano “Calvo“, detto anche di razza “pelatella” perché senza peli, la pecora “Sopravissana” diffusa nel Centro Italia piuttosto che la gallina “Ancona” le cui penne a pois bianchi servivano a mimetizzarsi meglio nell’ambiente o il “Pentro“, razza equina della provincia di Isernia, frugale e particolarmente resistente alle avversità climatiche che colpiscono sovente il territorio d’origine ed il cavallo “Haflinger” altotesino, dal temperamento docile, adatto ad essere utilizzato in terapie riabilitative per persone con disabilità fisiche o psicomotorie.

E la nostra Toscana non ha nulla da invidiare alle altre Regioni in quanto a biodiversità. Folto il carnet delle razze iscritte al Repertorio Regionale: tra i bovini, oltre alla già citata “Chianina“, vanno annoverate le razze “Calvana“, “Garfagnina“, “Maremmana“, “Pisana“, “Pontremolese” e “Romagnola“; le pecore “Appenninica“, “Garfagnina Bianca“, “Pecora dell’Amiata“, “Pomarancina“, “Zerasca“, “Massese” nonchè la “Capra della Garfagnana” tra gli ovini poi il cavallo “Monterufolino“, quello “Appenninico” ed il “Maremmano” presente sin dal tempo degli Etruschi, nonchè la razza suina “Cinta senese“, oggi recuperata con successo per produrre carne dalle interessanti qualità nutrizionali e salumi dal gusto intenso e dalla spiccata sapidità.


1 analisi Coldiretti su dati Eurispes  – [fonte: comunicato stampa Coldiretti]