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Home Politica

RANUCCI, IL GIUDIZIO SUL CAMPO LARGO È IMPIETOSO

di Simone Margheri
16 Agosto 2026
In Politica
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RANUCCI, IL GIUDIZIO SUL CAMPO LARGO È IMPIETOSO
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RANUCCI, IL GIUDIZIO SUL CAMPO LARGO È IMPIETOSO

Partiamo da un punto fermo: Valter Lavitola è accusato di essere il mandante dell’attentato, e Sigfrido Ranucci, fino a prova contraria, è la vittima. Non è quindi serio trasformare la vittima in un imputato sulla base delle frequentazioni o delle conversazioni emerse nell’inchiesta.

Detto questo, le dichiarazioni attribuite a Ranucci sui possibili leader del centrosinistra meritano una riflessione politica.

Perché a pronunciarle non è stato un avversario della sinistra, ma un giornalista che, secondo quanto emerge dagli atti, Lavitola immaginava addirittura come possibile leader politico del centrosinistra, con tanto di sondaggi commissionati e un orizzonte fissato al 2032

Un progetto che oggi appare, almeno per come viene raccontato dall’inchiesta, tramontato e tutto da chiarire nelle sue dinamiche.

Eppure il giudizio espresso sui nomi del cosiddetto campo largo resta difficile da ignorare.

Schlein. Conte. Bersani

«Hai visto che nomi improbabili»: così avrebbe risposto Ranucci a Lavitola, che gli aveva inviato un articolo sui possibili candidati alle primarie del centrosinistra. Viene spontaneo chiedersi: quanto è distante questo giudizio da quello che milioni di italiani, anche di centrosinistra, pensano del campo largo?

La questione diventa ancora più interessante se la si mette in relazione con ciò che accadde dopo l’attentato

All’indomani dell’esplosione, Elly Schlein portò la vicenda Ranucci nel dibattito politico europeo, parlando del rischio per la libertà e la democrazia con la destra al governo. Successivamente precisò di non avere mai accusato il governo Meloni di essere il mandante: una distinzione che va riconosciuta.

Ma resta una domanda politica: perché utilizzare un attentato ancora senza mandanti identificati come elemento della propria battaglia contro la destra, prima che le indagini avessero chiarito qualcosa?

Oggi sappiamo che la Procura contesta a Lavitola il ruolo di mandante, e che l’inchiesta sta ricostruendo una vicenda molto più complessa di quella raccontata nel dibattito politico dei primi giorni.

Torniamo dunque al punto

Ranucci è la vittima e tale deve rimanere fino a prova contraria. Se ha avuto un rapporto ambiguo con il progetto politico di Lavitola, saranno gli inquirenti a stabilire cosa sapesse realmente: parlare oggi di responsabilità penali sarebbe semplicemente scorretto.

Ma sul piano politico, se quelle frasi sui leader del centrosinistra saranno confermate dagli atti, il giudizio è impietoso.

Perché non arriverebbe da Meloni, da Salvini o da un militante di centrodestra. Arriverebbe da una persona che qualcuno aveva addirittura immaginato come possibile leader di quel mondo politico.

E forse, al di là delle appartenenze, vale la pena ascoltarlo

Perché una classe politica che fatica persino a trovare una sintesi tra Schlein e Conte dovrebbe prima spiegare agli italiani come pensa di governare un Paese complesso come l’Italia.

Il problema non è che Ranucci abbia “attaccato” il centrosinistra

Il problema è che, se quelle parole saranno confermate, potrebbe aver espresso semplicemente ad alta voce un giudizio che una parte crescente del suo stesso elettorato pensa da tempo.

E questo, per il campo largo, è forse il problema più serio.

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Tags: Campo LargoGOVERNOIN EVIDENZAINFORMAZIONESIGFRIDO RANUCCI
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