Ritrovate e pubblicate le registrazioni delle session di Bob Dylan e Johnny Cash

Pubblicate le registrazioni che Bob Dylan e Johnny Cash realizzarono nello studio A della Columbia a Nashville il 17 e il 18 febbraio del 1969.

Dylan e Cash si erano incontrati per la prima volta nel 1964 al folk festival di Newport. Cash nel 1965 incise due pezzi di Dylan, Mama, you been on my mind e It ain’t me babe. E si rividero di nuovo nel 1966.

Cash cominciò a “spingere” Dylan verso Nashville, invitando lui e la sua famiglia a fare visita alla sua casa, addirittura a trasferirsi vicino casa sua a Hendersonville, in Tennessee. Dylan aveva iniziato il viaggio verso la città a piccoli passi, il primo dei quali fu la registrazione a Nashville di Desolation row per Highway 61 revisited nel 1965, poi nel 1966 un passo più grande, completando a Nashville le registrazioni di Blonde on blonde.

 

Mentre il mondo giovanile nel 1967 impazziva per Stg. Pepper dei Beatles, per The piper at the gates of dawn dei Pink Floyd, per i Velvet Underground e Jimi Hendrix, il ventiseienne Bob Dylan guardava a Nashville, alla tradizione, al country, all’unico giornalista che riuscì a parlargli (Michael Iachetta del New York Daily News) disse che vedeva solo qualche caro amico, s’informava poco di quello che accadeva nel mondo e leggeva libri di cui nessuno aveva sentito parlare, pensando a cosa avrebbe fatto poi. In realtà immaginava quella che Rosanne Cash, figlia di Johnny Cash, definisce giustamente una “rivoluzione musicale”, il mix di country, folk e rock che avrebbe preso corpo in quel periodo.

Nell’ottobre del 1967 Dylan, dunque, prese un treno per Nashville dove arrivò con un pugno di canzoni che aveva scritto nella sua casa di Woodstock, senza l’aiuto della Band. Registrarono John Wesley Harding in sole nove ore e mezza, due session di tre ore e una terza, molte settimane dopo, contro le settanta ore che ci erano volute per registrare il precedente Blonde on blonde.

“Non volevo registrare come facevano gli altri”, disse Dylan parlando del disco, “volevo usare meno parole, cercavo semplicità”.

Tornato a Woodstock iniziò a pensare al futuro, si concesse l’esibizione con la band al memorial di Guthrie, ma si concentrò soprattutto sulla sua vita familiare.

Tornò a Nashville nel febbraio del 1969, per registrare le nuove canzoni che aveva scritto, canzoni che imponevano uno stile nuovo non solo alla musica ma anche e soprattutto alla sua voce, e Johnny Cash invitò lui e la sua famiglia a stare con lui nella sua casa a nord di Nashville.

Le registrazioni di Nashville skyline iniziarono il 13 febbraio, il 16 Dylan invitò Cash a essere ospite dell’album e il cantautore accettò immediatamente: “Andai nello studio il 17 febbraio e loro accesero il registratore per circa due ore”. Si rividero ancora il giorno dopo e la session fu decisamente più lunga.

Il cofanetto appena edito è, ovviamente, uno scrigno di gioielli, oltre alle registrazioni di John Wesley Harding (compresa una bellissima versione alternativa di All along the watchtower) e di Nashville skyline, (e basterebbe solo Lay lady lay per meritare l’acquisto), a quelle per Self portrait, ancora a Nashville il 3 maggio del 1969 e quelle con il re del bluegrass Earl Scruggs del 1970, ci sono 24 brani registrati nei due giorni con “the man in black”, tra successi di Cash come Ring of fire (scritta da June Carter e Merle Kilgore) e I walk the line, canzoni di Dylan come One too many mornings e Don’t think twice, it’s all right e brani classici come That’s allright mama, Mistery train, Matchbox, alcuni in duetto vero e proprio altri con le voci alternate, in alcuni casi addirittura con Carl Perkins come ospite, in un incontro in cui rispetto e stima si trasformano in gioco e complicità.

E a chiudere ci sono le registrazioni delle prove dello show di Cash, registrato al Ryman Auditorium di Nashville il 1 maggio del 1969, il clamoroso ritorno in scena di Dylan davanti a milioni di telespettatori, cantando I threw it all away e la meravigliosa, Girl from the north country. E non c’è nulla che non valga la pena di essere ascoltato.

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