• Politica
  • Attualità
  • Cultura
  • Cronaca
  • Relax
  • Sport
oAdHoc News Quotidian
  • Politica
  • Attualità
  • Cultura
  • Cronaca
  • Relax
  • Sport
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Politica
  • Attualità
  • Cultura
  • Cronaca
  • Relax
  • Sport
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
AdHoc News Quotidiano
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Home Esteri

Pressione militare senza guerra: perché Trump frena sull’Iran

di Francesco Terracciani
13 Gennaio 2026
In Esteri
0
Masha Amini e le femministe riluttanti
5
VISITE
CondividiTwitta

Pressione militare senza guerra: perché Trump frena sull’Iran

Di un attacco degli Stati Uniti contro lo Stato terrorista degli Ayatollah si parla dall’inizio dell’anno, da quando la Delta Force ha catturato a Caracas Nicolas Maduro.

L’opzione è rimasta sul tavolo quando sono cominciate le proteste in Iran contro il regime

Tuttavia, il Presidente Trump, per ora, pur sostenendo le proteste e minacciando attacchi, sembra aver scelto il realismo contro l’illusione del regime change: l’Iran non è fragile come il Venezuela.

Ha resistito a sanzioni durissime per 40 anni, ha una discreta forza militare, e dispone ancora di un imponente apparato di sicurezza in grado di reprimere qualsiasi rivolta che minacci il regime.

L’impressione, pur avendo tutte le opzioni sul tavolo, compreso un attacco, il Presidente aspetta di vedere come si evolverà la crisi

Forse, l’Amministrazione Trump, sotto, sotto, pensa che le proteste in corso, seppur imponenti, non siano in grado di mettere in discussione la leadership degli Ayatollah.

Certo, sul piano operativo, la Casa Bianca, mentre mantiene una postura attendista, rafforza il dispositivo militare in Medio Oriente.

La voce più diffusa di queste ore sostiene che soldati americani si sarebbero spostati nella regione per proteggere le postazioni nel Golfo in previsione di una reazione iraniana ad un eventuale attacco americano, oltre allo spostamento di navi e portaerei come la USS Carl Vinson

L’ultima volta che si è assistito a un rafforzamento militare è stato nel giugno 2025, quando gli Stati Uniti hanno bombardato i siti nucleari del regime canaglia degli Ayatollah.

Ma questo schieramento potrebbe segnalare allo stesso tempo più una volontà di deterrenza che un sostegno a un attacco o addirittura a un cambio di regime ipotizzati da qualcuno e che il Presidente non vuole, almeno fino a quando non emerge un opposizione guidata da una leadership riconosciuta e che gode di un ampio consenso.

Perché vorrei ricordarvi che non tutti i manifestanti sono filo-americani

Pertanto, mantenere alta la pressione militare è la strategia adottata da Trump, almeno per il momento.

Poi, per carità, tutto può succedere e quindi posso essere smentito.

Leggi anche:

https://www.adhocnews.it/

www.facebook.com/adhocnewsitalia

SEGUICI SU GOOGLE

Tags: DONALD TRUMPGUERRAIN EVIDENZAIRANMEDIO ORIENTE
Articolo precedente

Scuola e dimensionamento, il dibattito tra allarmi odierni e scelte del passato

Prossimo articolo

L’Occidente dei vassalli: quando la forza decide e la politica si limita ad applaudire

Prossimo articolo
Nato

L’Occidente dei vassalli: quando la forza decide e la politica si limita ad applaudire

Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Contatti e informazioni AdHoc News
  • Partners & Advertising
  • Privacy policy
  • Cookie policy

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.

Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Politica
  • Attualità
  • Cultura
  • Cronaca
  • Relax
  • Sport

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.