Pittura a Napoli dopo Caravaggio: un secolo d’oro al Forte Leopoldo I

Pittura a Napoli dopo Caravaggio: un secolo d’oro al Forte Leopoldo I

Trentanove dipinti per raccontare uno dei periodi più fecondi della storia dell’arte italiana: la mostra “Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito” è ora visitabile al Forte Leopoldo I di Forte dei Marmi, dove resterà aperta al pubblico fino al 27 settembre 2026.

L’esposizione porta in Versilia una selezione significativa della collezione della Fondazione Giuseppe e Margaret De Vito, che documenta il naturalismo affermatosi a Napoli nella scia dei due soggiorni del Merisi in città, rivoluzionando per sempre la pittura partenopea del Seicento.
Il collezionista: Giuseppe De Vito

Tutto inizia con la passione di un uomo. Giuseppe De Vito (Portici, 1924 – Firenze, 2015), ingegnere e imprenditore nel settore delle telecomunicazioni, iniziò a raccogliere dipinti seicenteschi napoletani dalla fine degli anni Sessanta, costruendo nel tempo una collezione straordinaria guidata da un metodo scientifico rigoroso, fatto di studio delle fonti e ricerca d’archivio.

Apprezzato dagli specialisti internazionali, legato in particolare a Raffaello Causa, Soprintendente a Capodimonte, De Vito divenne uno dei massimi studiosi del settore, fondando nel 1982 la rivista annuale Ricerche sul ’600 napoletano.

Nel 2011, insieme alla moglie Margaret Barry, istituì la Fondazione che porta il suo nome, con sede nella Villa di Olmo vicino a Firenze, che oggi custodisce e valorizza quella straordinaria raccolta

La prima sala della mostra è dedicata proprio a lui: alla sua storia, alla sua curiosità intellettuale, al suo sguardo da conoscitore.


Il percorso espositivo
Il percorso — ideato da Marco Francesconi intrecciando ordine cronologico e tematico — si snoda attraverso quattro grandi sezioni, che ricostruiscono il contesto storico e artistico con precisione e profondità.

Napoli nel Seicento: fervente e tormentata

Per comprendere la pittura occorre prima capire la città. Nel XVII secolo Napoli è la seconda metropoli d’Europa per numero di abitanti, capitale del Viceregno spagnolo, crocevia commerciale e culturale del Mediterraneo.

Una città in cui fervono le costruzioni di chiese e palazzi nobiliari, dove operano intellettuali del calibro di Tommaso Campanella e Carlo Gesualdo, e dove il clima artistico è vivacissimo

Eppure, è anche una città segnata da eventi drammatici: l’eruzione del Vesuvio del 1631, la rivolta di Masaniello del 1647, la terribile peste del 1656 che miete oltre 150.000 vittime.

Tutto questo si riflette nelle tele esposte.

Il naturalismo nella prima metà del secolo
Quando Caravaggio soggiorna a Napoli — nel 1606-1607 e poi nel 1609-1610 — lascia un segno indelebile. La sua lezione viene immediatamente raccolta dai principali pittori locali: Giovan Battista Caracciolo detto Battistello e Massimo Stanzione la traducono in una versione più elegante e dolce; lo spagnolo Jusepe de Ribera, stabilito a Napoli dal 1616, la porta invece verso un realismo aspro e analitico, come dimostra il Sant’Antonio abate firmato e datato 1638.

Tra i seguaci locali spicca il cosiddetto Maestro degli annunci ai pastori, e Francesco Fracanzano (1612-1656), autore di un’efficace mezza figura di Uomo con cartiglio.

De Vito ha raccolto alcune delle opere più significative di questi artisti, tra cui tre capolavori attribuiti al Maestro degli annunci: la Fanciulla che odora una rosa, l’Uomo che si specchia e il Vecchio in meditazione con un cartiglio.


Naturalismo e classicismo: l’apertura a nuove influenze

Dagli anni Trenta Napoli si apre a nuove correnti. I bolognesi Domenichino e Lanfranco si trasferiscono in città lasciando importanti cicli ad affresco; Artemisia Gentileschi arriva dalla fine del 1629 portando la sua personalissima versione del naturalismo; Velázquez visita la capitale del Viceregno.

In questo clima di scambi fertili, pittori come Paolo Finoglio, Giovanni Ricca, Massimo Stanzione, Andrea Vaccaro, Pacecco Di Rosa e Bernardo Cavallino trovano un equilibrio personale tra la formazione naturalistica e le nuove tendenze classiciste, arricchendo la loro pittura di una luce più diffusa e di una tavolozza più ricca.
Sante ed eroine

Una sezione è dedicata alle figure femminili, genere prediletto dal collezionismo privato dagli anni Trenta in poi: sante e personaggi biblici — la Samaritana, le figlie di Loth, Giuditta, Salomè, Maria Maddalena, Sant’Agata, Santa Lucia, Santa Caterina — dipinte con una grazia e una sensualità che rivelano l’evoluzione del gusto verso forme più raffinate.

Tra i capolavori esposti: il Matrimonio mistico di Santa Caterina di Paolo Finoglio, il Martirio di Sant’Orsola di Giovanni Ricca, la coppia di Giuditta e Salomè di Stanzione, la Sant’Agata di Andrea Vaccaro e la luminosa Santa Lucia di Bernardo Cavallino

Il trionfo della natura morta
Napoli fu uno dei centri più innovativi d’Europa per la natura morta. Luca Forte ne è l’iniziatore in chiave caravaggesca, con tele come la Natura morta con ciliege, fragole e rose e il prezioso Vaso istoriato con rose e iris. Paolo Porpora porta il genere verso la pittura ittica, con vedute di fauna marina di straordinaria veridicità.


La famiglia Recco — con Giuseppe, Giovanni Battista e Giuseppe figlio — porta la natura morta verso composizioni di crescente ricchezza barocca. Nella seconda metà del secolo la famiglia Ruoppolo contende ai Recco il primato del mercato napoletano, infondendo al genere uno spirito sempre più esuberante.

Verso il Barocco: Mattia Preti e Luca Giordano

La peste del 1656 spazza via una generazione di artisti, ma è proprio in quegli anni che emergono i due giganti della pittura napoletana tarda: Mattia Preti, calabrese stabilitosi a Napoli dal 1653, e Luca Giordano, soprannominato “Luca fa presto” per la sua prodigiosa velocità esecutiva.

Di Preti la collezione conserva opere di tre periodi diversi, tra cui la toccante Scena di carità con tre fanciulli mendicanti — un unicum nella produzione dell’artista, acquistata da De Vito a New York nel 1972 dal magnate W.P. Chrysler Jr. — e la scenografica Deposizione di Cristo dalla croce del periodo maltese

Di Giordano si espongono quattro tele che coprono l’arco della sua attività, dagli esordi naturalisti fino al maturo Riposo in Egitto, dove i richiami ai pittori veneti si fondono con una vena classicista e una luminosità di respiro europeo.

Una mostra da non perdere

“Pittura a Napoli dopo Caravaggio” è molto più di una rassegna di dipinti antichi: è un viaggio dentro un secolo straordinario, in cui una città tormentata e vitalissima produsse alcune delle opere più intense e innovative della storia dell’arte europea.

La sede — il Forte Leopoldo I di Forte dei Marmi, con i suoi spazi capaci di accogliere luci e ombre — si rivela cornice perfetta per un percorso che di luci e ombre, come ha voluto Francesconi nel progetto allestitivo, fa la propria cifra espressiva

Leggi anche:

SEGUICI SU GOOGLE

 

Exit mobile version