PIAZZA RE DI ROMA: IL GRIDO DI UNA MADRE CONTRO L’INDIFFERENZA ISTITUZIONALE
La memoria non può essere lasciata sola. Le parole di Alessandra Verni, madre di Pamela Mastropietro, non rappresentano soltanto l’accorato appello di un genitore, ma una lucida denuncia politica di una zona della Capitale, Piazza Re di Roma, che vive in uno stato di costante degrado e pericolo.
La vicenda assume contorni ancora più inquietanti alla luce della recente nota ufficiale trasmessa dal Municipio Roma VII lo scorso 10 luglio, con la quale è stata negata l’installazione di sistemi di videosorveglianza nell’area

Le istituzioni locali hanno motivato tale diniego definendo il sito decoroso e privo di particolari criticità, una posizione che stride violentemente con la realtà vissuta quotidianamente dai residenti e documentata da chi frequenta la piazza.
Il presunto decoro sbandierato dai rappresentanti municipali appare come una beffa di fronte all’evidenza dei fatti
La panchina dedicata alla memoria di Pamela, spesso bersaglio di atti vandalici, è stata riportata al suo stato originario non grazie a un intervento di manutenzione comunale, ma esclusivamente per la generosità di una cittadina privata che si è fatta carico personalmente del ripristino.

A pochi metri di distanza, tra il verde pubblico abbandonato, sono state rinvenute lamette da barba usate e abbandonate al suolo, in un luogo frequentato quotidianamente da famiglie e bambini, esponendo la cittadinanza a rischi sanitari e di sicurezza del tutto sottovalutati.
La cronaca recente trasforma Piazza Re di Roma in un teatro di violenza sistematica
Si susseguono episodi gravi, dalle risse in pieno giorno condotte con l’uso di armi bianche, che hanno causato feriti e seminato panico, fino alle aggressioni ai danni del personale di custodia.

La situazione appare fuori controllo, con segnalazioni frequenti di episodi di bullismo efferato, tentativi di violenza sessuale e una persistente attività di spaccio, elementi che confermano come l’area sia diventata una sorta di zona franca dove la legge fatica a imporsi.
L’assenza di telecamere di videosorveglianza non costituisce solo una mancanza burocratica, ma un ostacolo insormontabile all’identificazione dei responsabili, lasciando i cittadini in balia di una microcriminalità dilagante

A questo scenario di abbandono si aggiunge una ferita morale profonda, denunciata da Alessandra Verni stessa. Durante un incontro ufficiale tenutosi presso le sedi istituzionali, la madre di Pamela ha vissuto un momento di umiliazione ulteriore: mostrando alle esponenti politiche presenti le drammatiche fotografie che documentano come è stata ridotta sua figlia, si è sentita rispondere in faccia, da alcune di loro, che non c’era alcun bisogno di aumentare le pene.
Di fronte alla cruda realtà dell’orrore subito da Pamela, il dolore di una madre è stato così accantonato in nome di una visione ideologica, trasformando un confronto istituzionale in un atto di insensibilità che ha calpestato la memoria della vittima e la dignità del genitore
Alessandra Verni non richiede privilegi, ma una giustizia che passi anche attraverso la garanzia di sicurezza urbana. Il suo appello, rivolto ora direttamente al Prefetto, al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e al Dipartimento Tutela Ambientale, chiede un intervento risolutivo che vada oltre le risposte di facciata.

La memoria di Pamela Mastropietro merita una tutela reale e concreta, non l’oblio delle istituzioni che preferiscono negare il degrado anziché affrontarlo. Piazza Re di Roma deve tornare a essere uno spazio sicuro per la comunità, affrancandosi dall’indifferenza che fino a oggi ha permesso alla violenza di proliferare indisturbata nel cuore della città.
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