Perché Trump ha ragione a risparmiare l’Ayatollah Khamenei
Per il Presidente Donald Trump sarebbe poco saggio uccidere il capo del regime terrorista degli Ayatollah Ali Khamenei.
Il Presidente ha ragione.
Un azione militare è probabile nei prossimi giorni se non nelle prossime ore, come sembra
Ma ancora una volta, tuttavia, un eventuale attacco degli Stati Uniti dovrebbe risparmiare il barbone con il turbante
Gli evidenti rischi di prenderlo di mira superano di gran lunga i benefici.
Se gli Stati Uniti eliminassero Ali Khamenei, farebbero precipitare un regime già iperparanoico in una crisi esistenziale percepita.
Forse la morte dell’Ayatollah provocherebbe proteste di massa e defezioni da parte delle forze di sicurezza
Se così fosse, eliminare Khamenei si rivelerebbe una scelta saggia. Purtroppo, questo è altamente improbabile.
Durante le imponenti manifestazioni contro il regime, non abbiamo assistito nemmeno a una minima defezione da parte delle forze di sicurezza.
Se Khamenei andasse all’inferno, probabilmente sarebbe sostituito dal figlio Mojtaba Khamenei, vicino agli elementi più intransigenti del regime
Ma un eventuale affondo degli Stati Uniti per fare cadere il regime potrebbe provocare una rappresaglia molto più aggressiva e dura di quella che abbiamo visto dopo l’attacco del giugno scorso al programma nucleare iraniano.
Questa rappresaglia includerebbe molto probabilmente il pieno dispiegamento delle capacità missilistiche del regime che, sebbene ridotte dagli attacchi dell’anno scorso, rimangono potenti.
I ribelli Houthi in Yemen riprenderebbero gli attacchi su larga scala contro il traffico navale internazionale e americano nel Mar Rosso.
Persino Hezbollah, notevolmente indebolito dagli attacchi israeliani, si sentirebbe obbligato a imbracciare le armi
Il regime probabilmente tenterebbe anche di chiudere lo Stretto di Hormuz, facendo schizzare alle stelle i prezzi del petrolio.
E cercherebbe di compiere attacchi terroristici contro gli interessi americani e quelli alleati a livello globale
La soluzione e’ quella di lasciare gli Ayatollah dove adesso si trovano, ma alla guida di un regime talmente debole da non rappresentare più una minaccia per Israele e gli interessi americani nella regione.

