Narcotraffico-Narcostato

amburgo

Narcotraffico-Narcostato?

L’Ecuador,circa 19 milioni di abitanti in un territorio tre quarti quello italiano (amputato nel 1942 dalla vittoria militare peruviana)era un tranquillo Paese sudamericano col dollaro come propria moneta (come vorrebbe Millei per l’Argentina)e famoso anche per caffè,cioccolata,banane e lo splendore delle Galapagos e del centro storico di Quito.Nel corso degli ultimi anni,i grandi cartelli criminali colombiani e peruviani (sotto la regia messicana)ne hanno fatto l’hub del narcotraffico con capitale nel porto di Guayaquil,seconda città del Paese.

La sollevazione nelle carceri e nelle strade di questi giorni testimonia la grande forza d’urto delle bande criminali in grado di sconvolgere il Paese reclamando impunità ed addirittura invocando una soluzione pacifica della crisi sul modello colombiano dell’accordo governo-FARC (guerriglia narcomarxista ben nota).

Il giovane Presidente Noboa,giunto recentemente ed inaspettato alla Presidenza dopo una campagna elettorale ove i narcos erano giunti ad uccidere il candidato Villavicencio,ha reagito con durezza (coprifuoco e stato di guerra per due mesi).

Il Sindaco di Quito Munoz parla di 58 ‘incidentes’solo negli ultimi giorni

L’analisi più chiara degli avvenimenti è dell’ex presidente Moreno:’Il narcotraffico ha prodotto narcopolitica che può diventare narcoStato’.L’ex presidente di sinistra Correa,rifugiatosi in Olanda,è accusato di essere il primo responsabile della escalation della criminalità.

Se Noboa,come probable,insisterà nella lotta al narcotraffico come promesso in campagna elettorale,l’Ecuador necessiterà della solidarietà e del supporto internazionale perché non deve essere lasciato solo nella difesa dello Stato di diritto.

Lo richiedono anche i 27.000 italiani che vivono nel Paese e i legami politici che dalla intuizione di Fanfani negli anni ‘50 (l’Istituto Italo latinoamericano fece dell’Italia il primo interlocutore del Sudamerica)ad oggi ha creato un solido ponte tra Quito e Roma.Purtroppo i mass media italiani che non hanno corrispondenti in Sudamerica,si limitano a tradurre gli articoli del Pais e de La Razon mentre Saviano sul Corriere deplora la repressione della polizia ecuadoriana che contrasta con l’ipotesi del narcostato che è invece al centro della sua analisi (si fa per dire).Insomma,la colpa di ciò che accade sarebbe dello Stato che non avrebbe mantenuto la situazione di non belligeranza con le bande criminali.Dal suo osservatorio newyorkese Saviano tutela le esigenze cinematografiche,ma per l’Ecuador ed il mondo è molto meglio che Guayaquil non divenga Gomorra.

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