MONTEDOMINI, IL CASO DEGLI AFFITTI BREVI RIAPRE LO SCONTRO POLITICO A FIRENZE: “LA CREDIBILITÀ È IN DISCUSSIONE”
La vicenda degli appartamenti di Montedomini destinati agli affitti turistici apre un nuovo fronte politico a Firenze e mette sotto pressione l’amministrazione comunale sul tema della coerenza tra annunci e fatti.
Negli ultimi giorni diversi esponenti dell’opposizione hanno sollevato il caso sui social, contestando quella che definiscono una contraddizione evidente: mentre Palazzo Vecchio ha indicato gli affitti brevi come una delle principali cause della difficoltà abitativa della città, un ente pubblico collegato al Comune si sarebbe trovato a gestire immobili destinati proprio al mercato turistico
Tra coloro che hanno rilanciato con maggiore durezza la polemica c’è Matteo Chelli, esponente di Fratelli d’Italia, che in un intervento sui social ha accusato l’amministrazione di aver costruito per mesi una battaglia politica contro le locazioni brevi salvo poi trovarsi davanti al caso di immobili pubblici utilizzati come alloggi turistici.
La contestazione di Chelli e degli altri esponenti dell’opposizione non riguarda soltanto il destino di alcuni appartamenti, ma soprattutto una questione di coerenza politica: se gli affitti brevi rappresentano un problema quando riguardano i privati, sostengono i critici, lo stesso principio dovrebbe valere anche quando sono coinvolti enti pubblici.
Il caso riguarda alcuni appartamenti di proprietà dell’ASP Firenze Montedomini, ente pubblico che opera nei servizi sociali e che è sottoposto alla vigilanza del Comune di Firenze
Gli immobili di via Guelfa sono stati pubblicizzati sulle piattaforme turistiche online e la vicenda ha portato all’annuncio di verifiche da parte della sindaca Sara Funaro e dell’ente stesso.
Il punto più discusso riguarda la documentazione relativa alla locazione: secondo quanto emerso, negli atti contrattuali sarebbe stata prevista la possibilità di destinare gli immobili ad attività ricettive extra alberghiere.
Il caso si allarga: altri nove appartamenti e un bando commerciale
Nei giorni successivi alla prima segnalazione, la vicenda si è ampliata. Il comitato Salviamo Firenze per Viverci, tramite il portavoce Massimo Torelli, ha reso noto che agli appartamenti di via Guelfa 81 se ne aggiungono altri nove nel palazzo adiacente, al civico 83, ristrutturato e affidato in gestione a Limehome, società internazionale specializzata negli affitti turistici, con un bando risalente al 2023.
Il comitato ha chiesto le dimissioni del consiglio d’amministrazione di Montedomini e la pubblicazione, immobile per immobile, del soggetto conduttore, della destinazione autorizzata, del canone e delle eventuali autorizzazioni a sublocazioni o attività ricettive
Secondo alcune ricostruzioni, proprietà dell’ASP risulterebbero destinate anche ad attività commerciali, con un ulteriore bando aperto al civico 79/A, in apparente contrasto con lo statuto dell’ente.
Le reazioni di Montedomini e la convocazione del CDA
Il presidente di Montedomini, Maurizio Frittelli, ha dichiarato di non comprendere come si sia potuta determinare la situazione emersa e ha convocato un consiglio d’amministrazione urgente per il 29 luglio, annunciando controlli sui bandi che hanno prodotto le locazioni contestate.
L’ente ha parlato di decisioni di competenza tecnica e ha comunicato l’intenzione di un cambio di passo nella governance, in linea con quanto dichiarato dalla sindaca Funaro.
Il caso arriva in Consiglio comunale
La vicenda è approdata anche in Consiglio comunale, dove il consigliere Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune) ha annunciato un’interrogazione urgente sul tema.
Alla polemica ha preso parte anche Luca Santarelli, coordinatore del Gruppo Misto Noi Moderati, che ha sottolineato il contrasto tra le iniziative dell’amministrazione volte a introdurre strumenti di requisizione per gli immobili privati sfitti e la contestuale scoperta che un ente partecipato dal Comune destinava il proprio patrimonio ad attività turistiche e commerciali.
È proprio questo insieme di elementi ad aver alimentato la polemica politica. Secondo l’opposizione non si tratterebbe soltanto di un episodio amministrativo, ma di un problema di indirizzo e controllo: come è stato possibile che un ente pubblico collegato al Comune abbia previsto un utilizzo turistico di immobili nel centro storico mentre l’amministrazione portava avanti una linea restrittiva sugli affitti brevi?
La sindaca Funaro ha ribadito che la posizione dell’amministrazione resta quella di favorire gli affitti di lungo periodo e ha annunciato approfondimenti sulla vicenda
Non risultano elementi che dimostrino un coinvolgimento diretto della sindaca o del presidente della Regione Eugenio Giani nella scelta di destinare gli immobili al turismo.
La questione politica, però, resta aperta e riguarda soprattutto la vigilanza sugli enti partecipati o controllati.
Perché la credibilità di una politica pubblica dipende dalla sua applicazione uniforme.
La critica dell’opposizione, rilanciata anche da Matteo Chelli, è quindi chiara: non si può chiedere ai cittadini e ai proprietari privati di cambiare comportamento in nome dell’emergenza abitativa se gli stessi criteri non vengono applicati anche agli organismi che fanno capo alla sfera pubblica
A Firenze il caso Montedomini rischia così di diventare il simbolo di una domanda più ampia, che il CDA convocato per il 29 luglio dovrà iniziare ad affrontare: le regole sugli affitti brevi valgono davvero per tutti oppure esistono eccezioni quando a gestire gli immobili è il sistema pubblico?
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