Marine Le Pen, il passo indietro che può valere l’Eliseo​

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Marine Le Pen, il passo indietro che può valere l’Eliseo​

La sentenza della Corte d’appello ha segnato il destino giudiziario di Marine Le Pen, ma ora spetta a lei scrivere il capitolo politico più importante della sua carriera, e probabilmente della storia della Francia moderna. 

Con la condanna a un anno di reclusione da scontare con braccialetto elettronico, il terreno sotto i piedi della leader del Rassemblement National si è fatto scivoloso

Candidarsi significherebbe affrontare la corsa all’Eliseo con il peso costante di una condanna, un fardello che gli avversari non mancheranno di utilizzare come arma di delegittimazione politica. Le sue qualità andrebbero in secondo piano.

​Ma Marine una donna fuori dal comune, capace di stupire. Ha ora davanti a sé una scelta storica, e l’opportunità di volgere a vantaggio quello che per tutti sarebbe uno smacco fatale; il tratto distintivo che fa i grandi della storia.

Trasformare quella che appare come una sconfitta in una mossa strategica senza precedenti, e’ alla sua portata. Il consiglio è semplice, quanto radicale, passare immediatamente il testimone a Jordan Bardella, invocando il mettere prima di se stessa la Francia

​Rinunciare alla candidatura presidenziale non sarebbe una resa, bensì un gesto di una statura politica immensa. In primo luogo, Le Pen dimostrerebbe un amore per la nazione superiore a ogni ambizione personale. Mettere il bene del Paese davanti ad una legittima ambizione, anzi In questo caso al sogno di tutta una vita, è un atto davvero statista. Degno di un Charles de Gaulle, di un moderno Cincinnato.

Dimostrerebbe, ancora una volta, di essere una donna di stile, capace di guardare oltre le proprie vicende personali per il futuro della Francia

​In secondo luogo, questo passo indietro rappresenterebbe il viatico perfetto per l’ascesa di Jordan Bardella. I sondaggi parlano chiaro, il trentenne presidente del partito ha conquistato l’elettorato con una freschezza e una lucidità che non conoscono ostacoli. Bardella non è solo il candidato naturale, è il volto di un rinnovamento necessario. Meritarsi la guida del Paese attraverso l’investitura diretta di Marine chiuderebbe il cerchio di una transizione naturale e dirompente.

​Infine, il colpo da maestro. Scegliendo di non candidarsi, Marine Le Pen ribalterebbe completamente la narrazione della sentenza

Denunciando, con i fatti e non solo con le parole, l’ingiustizia di un processo che molti percepiscono come un tentativo di eliminare l’avversario politico per via giudiziaria, lei si consacrerebbe come vittima del sistema. Non sarebbe più una candidata condannata, ma un martire morale che, pur potendo correre, sceglie la via della dignità.

​Se restasse in campo, la condanna resterebbe un’ombra. Con un passo indietro un passo indietro, quella stessa condanna diviene il simbolo di una persecuzione che ricadrebbe interamente sulle spalle di chi l’ha orchestrata. Marine Le Pen diventerebbe, agli occhi di milioni di francesi, il giudice del sistema che ha cercato di abbatterla

​Un gesto simile non segnerebbe la fine di una leadership, ma il suo apice. È il momento di trasformare l’ostacolo in occasione. È il momento del coraggio. Del semplice, netto ed ineguagliabile coraggio dei grandi leader.

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