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Home L'Editoriale

LORENA ISCERI SI POTEVA SALVARE? ​

di Silvia Castellani
5 Settembre 2026
In L'Editoriale
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LORENA ISCERI SI POTEVA SALVARE? ​
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LORENA ISCERI SI POTEVA SALVARE?

​L’orrore non ha sfumature. Ha solo il peso sordo, insopportabile della vita spezzata.
​Sospeso sopra il vuoto di uno dei viadotti di Barberino del Mugello, si è consumato l’ennesimo femminicidio.

​Un luogo simbolo del passaggio, del lavoro, della vita che scorre ogni giorno, trasformato di colpo nel teatro dell’ennesima e straziante tragedia

​Lorena Isceri è la vittima incolpevole di un drammatico femminicidio che lascia la nostra comunità stravolta e ferita di fronte a tanta ferocia.
​Ma di fronte a un fatto di tale spaventosa efferatezza, la reazione di chi rappresenta le istituzioni non può, non deve e non ha il diritto di limitarsi al solo pianto.
​Non servono più le frasi di circostanza, non servono i cordogli di facciata, non servono i minuti di silenzio ipocriti se poi tutto resta immutato.

​Bisogna avere il coraggio politico, morale e umano di chiamare le cose con il loro nome, spazzando via ogni ridicola e colpevole giustificazione

​L’ipotesi di classificare gesti di tale inaudita gravità come semplici “raptus” momentanei o manifestazioni di un’improvvisa “pazzia” è una menzogna insostenibile.

​È un alibi narrativo tossico, che rischia di travisare e cancellare la reale, profonda e sistematica natura della violenza contro le donne nel nostro Paese.

​Non c’è follia improvvisa dove c’è la fredda e lucida determinazione nell’annientare la vita altrui.
​La dinamica di questa tragedia parla chiaro, urla la sua verità senza lasciare spazio a interpretazioni assolutorie.
​Siamo di fronte a fatti caratterizzati da premeditazione, da un sequestro di persona e da una perversa e cieca volontà di dominio.

​Tutto questo dimostra ancora una volta come la violenza di genere non sia un tragico incidente del destino o una disgrazia imprevedibile

​Essa affonda le sue radici nella cultura del possesso e nell’incapacità patriarcale di accettare la fine di una relazione.
​È il rifiuto di considerare la donna come un essere umano libero di scegliere, di dire di no, di interrompere un percorso insieme.

​Ma ciò che rende questo ennesimo dramma ancora più atroce per le coscienze è la sensazione spaventosa di impotenza

​Ciò che fa salire la rabbia è la consapevolezza di una richiesta d’aiuto rimasta tragicamente inascoltata nei fatti.
​Il fatto che la vittima sia riuscita a chiedere aiuto, a lanciare un disperato e lucido allarme prima del massacro, senza che questo si sia rivelato sufficiente a salvarle la vita, ci devasta.

​Questa verità lascia un senso di profonda amarezza, e pone interrogativi indilazionabili

​Come è possibile che nel 2026, con le tecnologie di cui disponiamo, una telefonata di soccorso non riesca a fermare in tempo la mano di un carnefice?

​Come è possibile che una donna che trova la forza e la prontezza di chiamare mentre viene aggredita non arrivi al fine della salvezza?

​Questa tragedia impone alle istituzioni, alle forze dell’ordine e all’intera società civile una riflessione drastica sui tempi reali di intervento.

​Mette a nudo la necessità imperativa di verificare l’efficacia dei meccanismi di localizzazione d’emergenza delle chiamate al 112

​Pone il tema del potenziamento immediato dei sistemi di prevenzione, intercettazione e tutela delle donne minacciate e in pericolo di vita.
​Non possiamo rassegnarci all’abitudine, né tollerare che il bollettino di guerra delle vittime continui ad aggiornarsi nel silenzio.
​

Non possiamo accettare che la contabilità della morte diventi la normale colonna sonora delle nostre settimane

​Occorre rafforzare concretamente, con risorse vere e non con le parole, la rete di protezione e di accoglienza per le vittime di violenza.

​Bisogna potenziare in modo drastico gli strumenti tecnologici e operativi di risposta immediata e geolocalizzata alle chiamate di soccorso.

​Ma al tempo stesso serve intensificare con ferocia un immenso lavoro culturale, educativo e formativo fin dalle scuole primarie

​Bisogna sradicare la logica della sopraffazione, insegnare il rispetto dell’altro e abbattere la cultura del dominio.

​Nel stringerci con tutto il nostro affetto al dolore devastante dei cari di Lorena Isceri, rinnoviamo con forza un appello non più rinviabile.

​La violenza sulle donne non è una questione da risolvere tra le mura di casa, né un raptus di ordinaria follia

​È una drammatica, sanguinosa ed enorme emergenza sociale e civile che richiede l’impegno prioritario, concreto e senza sconti di tutte le istituzioni.

​Nessuno può voltarsi dall’altra parte

Nessuno può dire che non ci riguarda. Per Lorena, e per tutte le altre, deve essere pretesa la giustizia e fornite risposte immediate.

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Tags: DONNEFEMMINICIDIOLORENA ISCERIPRIMO PIANOViolenza sulle donne
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