L’incertezza che uccide. Perché Trump rischia di perdere la guerra in Iran

L’incertezza che uccide. Perché Trump rischia di perdere la guerra in Iran

Sono oramai 19 giorni di guerra in Iran.

Le forze americane e israeliane hanno utilizzato un intelligence straordinariamente efficace e sofisticate armi di precisione per decimare la leadership del regime iraniano, dall’Ayatollah Khamenei il primo giorno degli attacchi ad Ali Larijani.

I media americani e la maggior parte dei politici democratici hanno comunque descritto il conflitto come una disfatta per Donald Trump e, quando si degnano di nominarlo, per Benjamin Netanyahu

Si dice che il Presidente non ha alcun piano per affrontare la strategia iraniana di bloccare la rotta di esportazione del petrolio dello Stretto di Hormuz.

Secondo gli oppositori, il suo presunto fallimento nell’ottenere aiuto dagli alleati della NATO viene attribuito, con maggiore ragione, ai suoi tentativi di annettere la Groenlandia e di intimidire il Canada.

La copertura mediatica sottolinea l’incertezza e i possibili effetti negativi, fattori intrinseci a ogni operazione militare, ed evidenzia il numero limitato di vittime tra i soldati

Gli Stati Uniti e Israele, grazie al dominio dello spazio aereo e alle armi di precisione, hanno devastato la difesa aerea iraniana, i missili balistici e la marina del regime.

Gli Stati Uniti e Israele sembrano godere di un solido sostegno da parte dell’Arabia Saudita e degli Stati del Golfo, incluso il Qatar, sostenitore di Hamas.

Un risultato che appare evidentemente frutto degli Accordi di Abramo, negoziati durante il primo mandato di Trump e rimasti in sospeso durante le operazioni israeliane a Gaza, ora riprese con vigore.l

I critici della guerra hanno sostenuto che la potenza aerea non ha mai rovesciato un regime, e questo e’ assolutamente vero, mentre Israele mira chiaramente a rovesciare il regime che da tempo si è impegnato a distruggerlo.

L’obiettivo di Donald Trump sembra più limitato, ovvero impedire a un regime di intraprendere azioni al di fuori dei propri confini.

Questo è ben lontano da ciò che sembrava aver promesso ai ribelli iraniani lo scorso gennaio.

Il punto e’ proprio questo: il Presidente sembra non avere effettivamente un piano

Il primo attacco avrebbe dovuto eliminare la minaccia nucleare del regime, come lo stesso Trump ha affermato.

Ma, evidentemente, non e’ stato così, perche ce n’è stato bisogno di un altro molto più lungo.

Ciò che piu’ preoccupa sono i tempi di questa guerra: 1 mese? 2 mesi? 6 mesi?

Ciò che più preoccupa sono le contraddizioni nelle affermazioni dei vari esponenti di punta dell’amministrazione, in primis il Presidente: la guerra e’ finita, no, siamo solo all’inizio, si regime change, no regime change

Questo e’ ciò che preoccupa di più gli americani: l’incertezza.

E questo e’ un problema o potrebbe diventare un problema per il Presidente Trump.

Ai tempi del Vietnam l’opinione pubblica inizio’ a rivoltarsi contro la guerra proprio per la totale mancanza di certezze da parte della Casa Bianca.

Si diceva: stiamo vincendo, il nemico e’ alle corde, ma intanto i VC e l’NVA resistevano e uccidevano sempre più americani

Oltre al fatto che in pubblico si affermava che la guerra la si stava vincendo, in privato si affermava il contrario

Più o meno la stessa cosa accadde in Iraq.

Si diceva: Abbiamo vinto, Mission accomplished, ma gli americani hanno subito piu’ perdite nel cosiddetto dopoguerra che durante la guerra vera e propria

Certo, l’Iran non e’ il Vietnam ne’ l’Iraq, per fortuna non ci sono Boots on the Ground, ma certi errori e’ sempre meglio evitarli.

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