Alle Scuderie de Quirinale la mostra: “Pompei e Santorini”.

Fino al 6 gennaio esposti trecento meravigliosi reperti antichi oltre ad opere d’arte di Warhol, Turner, Palizzi, Rosso,  Martini, Burri, Long, Giuseppe Penone,  Hirst, De Beeck e tanti altri. 

Testimonianze diverse di come le catastrofi naturali e la riscoperta di città sepolte abbiano, nel corso dei secoli, nutrito l’ immaginazione di tanti artisti e siano state fonte di riflessione per il mondo moderno e contemporaneo.

Due antiche città, due siti archeologici tra i più importanti al mondo, e due catastrofi naturali che segnarono i destini di entrambe: Akrotiri, fiorente capitale dell’ isola greca di Thera, attuale Santorini. E Pompei. La prima fu sepolta da un’ eruzione nel 1613 avanti Cristo. L’ altra, investita dalla furia del Vesuvio quasi due millenni dopo, nell’ anno 79.

La mostra infatti si spinge a raccontare anche come il passato sopravviva nell’ attualità, e lo fa affiancando e mescolando le meraviglie archeologiche insieme alle opere d’ arte.

Curata da Massimo Osanna, direttore del Paco archeologico di Pompei, e da Demetrios Athanasoulis, direttore dell’ Eforia delle Antichità delle Cicladi, l’ esposizione è il frutto di una collaborazione istituzionale che ha coinvolto i due Paesi, Grecia e Italia. «Abbiamo voluto affiancare all’ indagine archeologica anche la lettura geologica degli eventi vulcanici ha spiegato Osanna; così da poter far capire al pubblico l’ unicità dello stato di conservazione delle due città».

Pompei e Santorini, l’ eternità in un giorno.