L’arte di essere moderati tra due fuochi.
Se fino a qualche anno fa dichiararsi “di Centro”, “riformisti” o semplicemente “pragmatici” era la scorciatoia perfetta per fare figura da persone posate, oggi equivale ad avventurarsi in terra di nessuno.
Nella vita della politica italiana, sempre più simile a una curva da stadio, il moderato è diventato un essere solitario, sotto accusa dalla destra e scomunicati da sinistra
Il dramma quotidiano del moderato si consuma prima di tutto sui social media e nelle chat di gruppo.
Se azzarda una critica sui toni di una piazza sovranista o solleva dubbi sulle uscite di qualche candidato ultradestro il verdetto del web è immediato
Se però prova a far notare che forse la copertura finanziaria per un bonus a pioggia non c’è e che in politica estera occorre un minimo di realismo anziché gli slogan di effetto, scatta l’immediata scomunica da sinistra, guarnito dal “ecco il solito fascista mascherato, il liberista senza cuore che distrugge lo Stato sociale”.
Il risultato? Il moderato è costretto a vivere con la perenne sensazione di essere sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato. Per la Destra è un infiltrato della Sinistra; per la Sinistra è la quinta colonna della Destra.
C’è una spiegazione alla solitudine del centrista.
I talk show televisivi e le piattaforme social premiano la polarizzazione. Chi urla più forte guadagna il taglio della clip su TikTok; chi prova a fare un ragionamento articolato articolato su tre punti viene sfumato dalla regia per andare in pubblicità.
Nello scontro ideologico contemporaneo non c’è spazio per i distinguo.
Non puoi essere a favore dell’ambiente e contemporaneamente preoccupato per le sorti dell’industria locale.
Non puoi difendere i diritti civili e chiedere allo stesso tempo più sicurezza e decoro per le vie del centro.
Bisogna scegliere da che parte stare della barricata, anche se la barricata è stata eretta su un terreno del tutto irrazionale
Anche sui territori, dai consigli comunali alle dinamiche regionali, la vita del moderato si fa sempre più acrobatica. Un tempo il “Centro” era il perno attorno a cui ruotava qualsiasi maggioranza, l’ago della bilancia che decideva i giochi. Oggi il rischio è di finire schiacciati dalla morsa del maggioritario. E i centristi vengono arruolati all’ultimo minuto come “portatori d’acqua” per riempire le liste, rischiando di essere regolarmente messi in disparte quando c’è da decidere la linea strategica.
Eppure l’Italia resta un Paese profondamente moderato.
Esiste una sterminata platea di cittadini, piccoli imprenditori, professionisti e lavoratori che non si riconosce negli slogan urlati, che diffida dai miracoli a costo azzerato e che vorrebbe solo amministrazioni efficienti, tasse giuste e servizi che funzionano
Il paradosso del centrista moderno sta tutto qui. Rappresentare sulla carta la maggioranza silenziosa del Paese, ma trovarsi ogni giorno a fare la figura dell’alieno.
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