L’analisi di Francesco Pellati: “Lega senza rotta, tra l’effetto Vannacci e la fine dell’era Salvini”
Francesco Pellati parla con il peso e la lucidità di chi la Lega l’ha vissuta dalle fondamenta. Figura di riferimento e pilastro del partito per decenni, nel suo ruolo di Presidente della Lega Nord Toscana rappresenta quella memoria storica capacissima di analizzare lucidamente l’evoluzione , e i controriflessi, del movimento politico fondato da Umberto Bossi.
Una storia d’amore politica interrottasi nel 2022, quando Pellati è stato allontanato dal partito a seguito di profondi dissidi con i vertici dirigenti. Al centro dello scontro, la gestione della linea politica e il nodo legato a Susanna Ceccardi
”Susanna è brava, capace di catalizzare consensi e prendere voti, ma totalmente carente sul piano della mediazione. E in politica saper mediare è fondamentale”, osserva con schiettezza Pellati.
Un giudizio che non nasce dall’astio del momento, ma da un allarme lanciato in tempi non sospetti.
”Già nel 2018 avevo avvisato Matteo Salvini sull’inadeguatezza del ruolo di Susanna in Toscana. Chiesi più volte a Salvini quale fosse il reale progetto politico in cantiere, ma la risposta era sempre monocorde: ‘Il progetto è prendere voti’. Ma un partito non può vivere solo di consenso elettorale estemporaneo. Alla base deve esserci una visione, un ideale, una strategia. Cose che in Salvini non vedevo. Si andava a caccia di voti ovunque arrivassero.”
Eppure, quei numeri all’inizio diedero ragione alla svolta salviniana. Nonostante il commissariamento della Toscana, le elezioni regionali 2020 videro il Carroccio correre ai vertici e superare la soglia record del 30%. Poi, inevitabile, è iniziato il declino.
Nel tentativo di arginare la perdita di consensi e inseguire la logica del “raccogliere voti da chiunque”, la leadership leghista ha spalancato le porte al Generale Roberto Vannacci.
Un’operazione che alle Europee ha pagato in termini aritmetici, ma che solleva interrogativi pesantissimi sul futuro ideologico del partito
Pellati ne fa un’analisi schietta con un’efficace metafora aziendale. “In termini aziendalistici, Vannacci è servito a Salvini. Salvini si trovava con un pullman privo di viaggiatori; Vannacci aveva un seguito di persone ma non aveva il pullman. È stato un classico matrimonio d’interesse, dettato dal principio di ‘aprire a chi porta voti’, senza alcuna visione strategica a lungo termine. Il risultato? Su 536.000 voti incassati, 350.000 erano dono direttamente di Vannacci.”
E continua Pennati . “Se la Lega prosegue su questa linea, rischia di scomparire entro l’anno, fagocitata dagli stessi partiti finora alleati. La politica è l’enfasi della vita: dove aumentano i membri, aumenta la conflittualità. Per Vannacci è stato facile fare il pieno di consensi e iscritti all’inizio, ma ora si sta avvicinando al nucleo centrale e, se punta davvero a governare, dovrà inevitabilmente spostarsi verso il centro.”
La figura di Vannacci rischia così di trasformarsi in una mina vagante per l’intero centrodestra. L’attuale estremismo di Futuro Nazionale non piace a tutti, ma le forze di coalizione faranno inevitabilmente i conti con il peso dei suoi numeri.
Di fronte agli scenari politici attuali, la domanda nasce spontanea. Che fine faranno Matteo Salvini e la Lega? Per Pellati le risposte vanno cercate nei corsi e ricorsi della storia leghista.
”La Lega ha già vissuto momenti di profondo sconcerto e caduta. Successe dopo i problemi di salute di Bossi. Roberto Maroni si ritrovò in mano un partito ai minimi storici, al 3,2%. Cacciò i personaggi scomodi, azzerò la linea e ripartì, andando a vincere le regionali in Lombardia. Quando capì che era arrivato il momento di scegliere fra fare il presidente di Regione o guidare il partito, scelse la Regione e indico’ quale suo erede designato per la Lega Giancarlo Giorgetti, figura seria e preparata, che però rifiutò. Salvini fu, a tutti gli effetti, la seconda scelta di Maroni.”
Per l’ex Presidente della Lega Nord Toscana, la parabola dell’attuale segretario ha toccato il capolinea.
”Oggi il tempo di Salvini è finito ed è giusto fare spazio ad altri” . Il punto è: ma a chi? “I tempi non sono ancora maturi per indicare con certezza un nome. Esiste un nucleo di figure valide nel partito, ma manca ancora un vero leader carismatico.”
Un’analisi profonda che lascia aperto l’interrogativo cruciale su quale sarà la nuova identità della destra italiana e se abbia ancora senso, nell’Italia di oggi, parlare concretamente dell’originario sogno di un’Italia Federale. Pellati risponde sicuro.
«Parlare di Italia federale oggi ha ancora un senso profondamente attuale, senza dubbio. L’Italia non è e non sarà mai una realtà omogenea: è un patchwork straordinario di culture, di storie, di identità sociali e persino di dinamiche multietniche. Questa frammentazione non è una debolezza, ma rappresenta la vera forza del nostro Paese. La crescita endemica di una civiltà avviene sempre attraverso il confronto, anche aspro. La dinamica dello sviluppo si innesca proprio nei momenti di contrasto e di dialettica tra territori diversi.
Ma cosa succederà in Toscana? ” Vuole una risposta sincera? Proprio, non lo so”.
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