L’abbaglio del Nulla. Caro Buttafuoco, ecco perché Pannella non è un santo
C’è un limite oltre il quale l’esercizio intellettuale smette di essere provocazione e diventa, semplicemente, una castroneria epocale.
Pietrangelo Buttafuoco, nel tentativo di nobilitare la figura di Marco Pannella, è inciampato nella boiata delle boiate; arrivando a definirlo l’ultimo dei santi in un’Italia di sagrestie vuote
Per chi scrive, uomo di destra che attinge i propri valori dalla tradizione contadina, sociale e cristiana della nostra terra, questa non è solo una forzatura estetica, è una vera e propria bestemmia contro la logica e la storia.
Avrei incorniciato questa definizione ribaltando la frase: Marco Pannella non è stato un santo, ma il più determinato tra i demoni distruttori dello spirito cristiano che dà senso a questa Nazione.
L’equivoco nasce dal fascino per lo stile, per la comunicazione, per quella capacità di superare gli steccati ideologici che Buttafuoco scambia per ascesi. Ma Pannella dissacrava ogni cosa, da destra come da sinistra, non per elevarsi, ma per puntare alla visione di un uomo tragicamente egoista ed edonista,un individuo che avesse come baricentro dell’universo soltanto se stesso.
Non basta non essere convenzionali per essere nel giusto. Il fascino del seduttore non giustifica i danni venefici del messaggio. Ricordiamoci che nell’iconografia tradizionale Lucifero era il più bello tra gli angeli, ma la sua bellezza era al servizio della rovina
Buttafuoco parla di religiosità civile, ma la verità è che ci troviamo di fronte a una pura statolatria. Svuotare le istituzioni dai riferimenti trascendenti, da quei valori più grandi delle capacità umane ai quali esse dovrebbero ispirarsi, significa ridurre lo Stato a un sepolcro imbiancato, ad una mera impalcatura priva di visione. Non è vero che tutto ciò che un’assemblea legislativa decide sia giusto per il solo fatto di essere votato.
Una legge è giusta solo se ispirata a una morale superiore. Pannella, invece, credeva nella dissacrazione dell’istituzione per riferirsi solo all’uomo materiale, negando quella forza trascendente che ci rende superiori agli animali
Il suo era un dio con la d minuscola; un concetto limitato all’immanente, svuotato di sacralità e, dunque, negazione stessa dell’immenso significato della parola.
Il danno morale portato avanti dai Radicali è sotto gli occhi di tutti. Abbiamo assistito alla devastazione del legame con la tradizione in nome di una libertà che, se non orientata verso la giusta direzione, porta inevitabilmente alla rovina.
Pensiamo all’aborto. Non solo il tragico numero di vite sacrificate, ma la visione di una donna ridotta a caricatura egoista di individuo, spogliata del suo ruolo fondamentale di madre e creatrice di vita
Il calo demografico sta devastando l’Italia, e noi pensiamo solo a noi stessi. Nessuna responsabilità verso nessun altro.
Pensiamo alla banalizzazione del divorzio, che non è solo una faccenda di coscienza personale, ma uno strumento che ha sgretolato il tessuto sociale della famiglia, base della nostra civiltà. L’aridità del nostro tempo nasce proprio da questa disgregazione valoriale.
E infine, l’ultima frontiera: l’eutanasia. In un’epoca che si chiede a chi appartengano i nostri giorni, solo un imbecille può pensare che appartengano a noi
Non siamo padroni del nostro tempo per il semplice fatto che non abbiamo deciso noi di essere creati, né decidiamo quanto tempo ci sia concesso.
Come diceva Seneca, il tempo è il furto peggiore perché nessuno può restituirlo.
Come sottolineava Sant’Agostino, esso è nella disponibilità di DIO, parola che va scritta con tutte e tre le lettere maiuscole.
Lo Stato merita la sua S maiuscola solo quando fonda la sua legittimità su valori superiori alla mera soddisfazione del singolo individuo
Che un intellettuale di destra oggi coltivi dubbi su questa verità fondamentale, dimostra che la crisi intellettuale a destra non è soltanto profonda,si rivela bensì abissale.
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