La profezia di Cossiga sulla magistratura

L'Associazione Nazionale Magistrati rifiuta ogni idea di referendum sul tema, mentre Lega e Radicali propongono sei quesiti

Magistratura

Sulla magistratura Cossiga aveva le idee chiare.

Come su altri temi, peraltro, la lucidità dell’ultimo Presidente della Repubblica non di sinistra, era notevole.

La profezia di Cossiga, era questa.

Si arriverà ad una sacrosanta riforma della giustizia solo quando i Pm inizieranno ad arrestarsi tra loro”.

Quel tempo è arrivato, con una fiducia nei giudici da parte degli Italiani che è ai minimi storici.

Piercamillo Davigo è sotto inchiesta, due Pm che hanno riempito le pagine della cronaca sono indagati a Milano. Per non parlare delle rivelazioni dell’ex pm Palamara.

L’Anm nelle parole del suo Presidente scongiura il Parlamento di intervenire prima che i referendum sulla Giustizia possano essere passati al vaglio degli elettori.

Il presidente Giuseppe Santalucia, al direttivo del sindacato delle toghe, avverte: “Credo che spetti all’ Anm una ferma reazione a questo tipo di metodo”.
Ma le mancanze della categoria sono comunque innegabili, e il Presidente non può non prenderne atto.
Per Santalucia, bisogna riaffermare il modello di magistrato “che leggi e codice etico tratteggiano, noi ne siamo i soli possibili interpreti”.
Insiste per un rifiuto della “forza deformante di un cattivo approccio con i mezzi di comunicazione” e la necessità della “sobrietà ragionata ed informata”, dimenticata da pm e giudici star, come dimostrano  “recenti e meno recenti episodi di cronaca”.

Le proposte di riforma della magistratura

Perché i referendum stavolta spaventano le toghe. La magistratura è indubbiamente sotto attacco, per demerito proprio.

Una delegazione di leghisti e radicali nei primi giorni di giugno ha depositato, presso la Corte di Cassazione, sei quesiti referendari sulla giustizia.

I quesiti trattano dell’elezione del Csm, la responsabilità diretta dei magistrati, l’equa valutazione dei magistrati, la separazione delle carriere, i limiti agli abusi della custodia cautelare, l’abolizione della legge Severino.

Il referendum in questione intende abolire la legge Severino nella parte in cui prevede la sanzione accessoria dell’incandidabilità alla carica di parlamentare, consigliere e governatore regionale, sindaco e amministratore locale in ipotesi di condanna per alcuni reati.

Secondo i promotori si tratta di una misura “sproporzionata rispetto allo spirito della norma, ragion per cui si chiede di “abolire l’automatismo per quanto riguarda i termini di incandidabilità, ineleggibilità e decadenza”.

In merito alla custodia cautelare, un ulteriore quesito intende limitare il carcere preventivo ai soli reati gravi: i promotori chiedono l’abrogazione del comma 1, lettera c) dell’articolo 274 del codice di rito, che prevede l’applicazione della custodia cautelare in carcere in ipotesi di pericolo di reiterazione del reato. La magistratura dai tempi di Mani Pulite ha usato indubbiamente la custodia in carcere quale strumento di pressione nelle indagini.

Quanto alla responsabilità civile dei magistrati, la normativa attuale prevede che il cittadino danneggiato non possa chiamare direttamente in causa il magistrato, bensì rivolgersi allo Stato.

Sarà questo a risarcire e, in seguito, potrà in parte rivalersi sul giudice. Il quesito intende sopprimere tale preclusione, aprendo la possibilità per il cittadino di chiedere il risarcimento dei danni in via diretta.

Correnti e separazione delle carriere

In tema di separazione delle carriere, l’eventuale approvazione del referendum comporterebbe che il magistrato scelga già alla vittoria del concorso la funzione giudicante o requirente senza poter più passare all’altra e viceversa.

Personalmente ritengo questa una stortura, con la conseguenza che i PM passino sotto il controllo politico del Ministero, fatto che in Italia produrrebbe più danni che altro.

La politicizzazione delle toghe è già troppo marcata per prevederla per legge.

Infine, secondo i promotori, dovrebbe essere abolita la raccolta delle firme del magistrato che intende candidarsi al Csm, e dunque l’obbligo per lo stesso di iscriversi a una corrente.

 

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