La Polonia rischia la rottura con l’Europa 

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La Polonia ha scelto la strada dello scontro diretto con l’Unione europea.

Il Parlamento del Paese ha approvato la legge che punisce i giudici che si oppongono alla riforma del sistema giudiziario e che è stata criticata da Commissione europea, Consiglio d’Europa e dall’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.

Solo poche ore prima Bruxelles aveva invitato Varsavia tornare sui propri passi e a consultarsi con esperti internazionali.

La norma è stata approvata con 233 voti favorevoli e 205 contrari e ora andrà all’esame del Senato che è controllato dall’opposizione. Ma il passaggio non è fondamentale perché al massimo può ritardare l’entrata in vigore, visto che anche in caso di bocciatura la Camera bassa ha poi il potere di approvarlo comunque con un voto a maggioranza assoluta. Solo martedì scorso la Corte Suprema polacca aveva lanciato l’allarme su una possibile uscita futura di Varsavia dall’Ue a causa dei contrasti con Bruxelles sulla riforma giudiziaria.

“I contrasti tra il diritto polacco e il diritto comunitario con ogni probabilità condurranno a un intervento delle istituzioni europee in merito a una violazione dei trattati Ue e, nella prospettiva più lunga porteranno alla necessità di lasciare l’Unione europea”, avevano affermato i giudici. Le riforme del sistema giudiziario promosse negli ultimi anni dal governo nazionalista polacco guidato dal partito Diritto e Giustizia (PiS), sono accusate di mettere in pericolo lo Stato di diritto, e in particolare, è finita all’attenzione dell’Ue la bozza di legge con la quale il partito di governo punta a impedire ai giudici di mettere in discussione la legittimità delle riforme.

Il testo è stato preparato in tutta fretta dal PiS in risposta alle sentenze della Corte di giustizia europea (Cgue) e della Corte suprema polacca, che hanno messo in discussione varie riforme giudiziarie introdotte dai conservatori.

Il disegno di legge è stato sottoposto all’intera procedura legislativa in soli due giorni con i deputati hanno lavorato fino alle 4 del mattino. Ogni emendamento proposto dall’opposizione è stato respinto e il voto finale è stato accolto da grida di “vergogna” da parte dei banchi dell’opposizione. Ieri il ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro ha dichiarato che il ddl “protegge e ripristina un normale stato delle cose nel sistema giudiziario polacco”.

“Questa legge protegge lo stato di diritto democratico”, ha detto, che alcuni stanno cercando di minare innescando “caos, anarchia e illegalità”.

Secondo la Corte Suprema, la normativa sotto esame dei deputati “evidentemente” punta a permettere al presidente Andrzej Duda, alleato del PiS, di nominare un nuovo capo prima delle elezioni presidenziali di maggio. Attualmente a guidare il più alto organismo giudiziario del Paese è Malgorzata Gersdorf, fiera oppositrice delle riforme governative, che per il 17 marzo ha convocato una riunione di tutti i giudici proprio per partecipare al processo di selezione del nuovo responsabile, in vista della fine del suo incarico ad aprile.

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