La nuova discriminazione al contrario che cancella il merito (e gli uomini)

Toscana

La nuova discriminazione al contrario che cancella il merito (e gli uomini)

​Mentre il mondo reale combatte con l’inflazione, il costo della vita e la ricerca di un’occupazione stabile, la Regione Toscana guidata dal dem Eugenio Giani decide di investire le risorse pubbliche nell’ennesimo esperimento ideologico.

Questa volta il teatro dell’assurdo è un bando per la formazione professionale che, per la modica cifra di 128mila euro interamente finanziati con i soldi dei contribuenti, introduce una vera e propria riserva di posti per le «persone non binarie e transgender»

Il capolavoro di Giani non si ferma qui. Queste categorie vengono ufficialmente equiparate alle donne biologiche come “soggetti deboli da tutelare”. Una formula che non solo rasenta il limite oltre il quale si travalica la decenza, ma che spalanca definitivamente le porte a una palese discriminazione al contrario, ai danni alla categoria gli uomini etero.
​Siamo di fronte all’ennesima deriva woke che, con il pretesto dell’inclusione, finisce per creare nuove e odiose barriere strutturali. Negando la realtà biologica, per cui esistono uomini e donne, al di là delle legittime scelte personali, la sinistra ideologica ha ormai perso la bussola.

​L’aspetto più grave di questa misura è l’impatto diretto sul mondo del lavoro

Un cittadino uomo, magari disoccupato, con figli a carico o in condizioni di fragilità economica, rischia di essere escluso da un corso di formazione finanziato con le sue stesse tasse solo perché non rientra nelle “quote arcobaleno”.

​Equiparare il percorso di transizione o l’auto-identificazione non binaria alle storiche battaglie per la parità salariale e occupazionale delle donne è un insulto al buon senso e alle donne stesse.

E inoltre istituire 128mila euro di fondi regionali usati come bandiera ideologica anziché per sostenere il tessuto produttivo e l’accesso al lavoro basato esclusivamente sulle competenze diventa non solo inutile ma pure dannoso

​Siamo arrivati oltre il paradosso. Per tutelare una minoranza si discriminano i cittadini in base a criteri fluidi, dimenticando che davanti alla legge e al mercato del lavoro dovrebbero contare solo il bisogno e le capacità.
​Le quote rosa erano nate (pur con tutti i dibattiti del caso) per colmare un divario storico tra i sessi. Io, nata di genere femminile, ho sempre trovato le quote rosa alla stregua degli “animali da tutelare in via di estinzione”. Le donne devono essere considerate nel merito non nel genere.

Ma addirittura trasformare oggi in “quote fluide” accessibili tramite autodichiarazione significa scardinare il concetto stesso di welfare e di pari opportunità, scivolando in un far west normativo dove chiunque sia un uomo biologico eterosessuale parte automaticamente svantaggiato

​La sinistra toscana, pur di rincorrere l’ala più radicale del proprio elettorato, preferisce assecondare le piu’ bizzarre teorie piuttosto che badare alla concretezza dei problemi dei cittadini.

La formazione professionale dovrebbe essere un trampolino di lancio per tutti, senza corsie preferenziali basate sul genere o sull’orientamento

Finché la politica guiderà l’economia con i paraocchi dell’ideologia, a farne le spese saranno sempre il merito, l’equità e il buonsenso.

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