La Domenica dell’Arte
Ieri è stata la notte di Halloween, la festa che l’artista Sasha Sinevir definisce “la festa che mi ha insegnato a sorridere alla morte”.
Quando Sasha Sinevir, di origine ucraina, arrivò per la prima volta in America, Halloween gli sembrò una festa incomprensibile: perché celebrare fantasmi, scheletri e creature spaventose?
Col tempo, però, Sinevir ne ha scoperto il lato più vitale: la possibilità di ridere delle proprie paure e di trasformarle in fantasia.
È con questo spirito che ha realizzato la nuova copertina di NEWORKER per il nostro appuntamento domenicale.
Quando ha incontrato Halloween per la prima volta, che impressione le ha fatto?
“Quando arrivai per la prima volta in America, Halloween mi sembrò una delle feste più strane che avessi mai conosciuto.
Non riuscivo a capire perché la gente fosse così entusiasta di fantasmi, scheletri, morti viventi e di ogni genere di orrore
L’idea stessa di celebrare la morte mi era completamente estranea. Persino le tradizioni messicane del Giorno dei Morti non suscitavano in me un particolare entusiasmo”.
Che cosa le ha fatto cambiare idea?
“Poco alla volta ho cominciato a scoprire qualcosa di molto più interessante. Halloween è, in un certo senso, il tentativo dell’essere umano di ridere delle proprie paure. Sappiamo tutti come finisce la vita, e allora perché non ricordarcelo con un sorriso? Perché non trasformare la paura della morte in un carnevale pieno di fantasia, colori e personaggi straordinari?”.
C’è un aspetto della festa che l’ha sempre affascinata?
“La tradizione di inventare i costumi
Inventarli, sia chiaro, non semplicemente comprarli già pronti in negozio! Ho sempre pensato che la parte più interessante di ogni festa sia l’inventiva umana. Oggi, purtroppo, si vedono sempre più costumi confezionati in fabbrica e sempre meno fantasia.”
E oggi come festeggia Halloween?
“Ormai non mi travesto più, ma in America c’è ancora una cosa che non manca mai: le caramelle! Mi diverto moltissimo a distribuirle ai bambini che bussano alla porta gridando la loro celebre frase: «Dolcetto o scherzetto!». Così, poco alla volta, Halloween è diventata una delle mie feste preferite”.
Com’è nata la nuova copertina di NEWORKER?
“L’ho creata proprio con questo spirito. Al centro della composizione si innalza una piramide di zucche, ognuna con una personalità diversa: una ride, un’altra è arrabbiata, una terza è stupita e una quarta sembra tramare qualche marachella.
Ai lati ci sono uno spaventapasseri e alcune piante di mais, in primo piano, piccoli personaggi simili a bambole ricordano i bambini travestiti per le loro avventure di Halloween”.
Che cosa rappresenta questo piccolo teatro di Halloween?
“È un luogo in cui persino le creature più spaventose vogliono farci ridere. Forse è proprio questo il fascino della festa, la morte esiste, ma finché siamo vivi abbiamo la fantasia, il senso dell’umorismo, la capacità di creare e la gioia di vivere.
E questo, credo, è un motivo meraviglioso per indossare un cappello ridicolo, illuminare una zucca e offrire una caramella a qualcuno!”.
Insomma, alla fine si può sorridere anche alla morte, e anche quando la malattia la rende più vicina, purché quel sorriso non diventi un modo per negare la sofferenza di chi è malato
Ridere della morte non significa non averne paura, né ignorare il dolore, piuttosto può essere, anche per chi affronta una malattia, un piccolo spazio di libertà. Un modo per non lasciare che la paura occupi tutto, per continuare a immaginare, a creare e a sentirsi vivi, ognuno con il proprio modo e con il proprio tempo.
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