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Home Esteri

Iran più forte, America più divisa: il dilemma di Trump tra guerra e accordo

di Simone Margheri
25 Aprile 2026
In Esteri
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Iran più forte, America più divisa: il dilemma di Trump tra guerra e accordo
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Iran più forte, America più divisa: il dilemma di Trump tra guerra e accordo

Il regime terrorista degli Ayatollah è oggi più resiliente e radicalizzato, la guerra ne ha rafforzato la capacità di resistere alle pressioni e di imporre costi agli avversari.

L’opinione pubblica americana è preoccupata soprattutto per motivi economici: il prezzo della benzina, che risente subito delle tensioni sul petrolio

Una parte significativa non gradisce un nuovo coinvolgimento militare in Medio Oriente e una parte critica la conduzione della guerra. La base MAGA resta piu o meno fedele, ma il consenso generale è in calo.

Il linguaggio e la retorica da social del Presidente non porta a risultati.

Gli iraniani arrivano da precedenti negativi: il ritiro americano dall’accordo nucleare nel 2018 e attacchi avvenuti mentre i negoziati erano in corso

Inoltre, il Presidente sembra sottovalutare la natura del regime iraniano, che è istituzionalizzato e resiliente, non personalistico. E, ingenuamente, pensa che ci siano elementi “moderati” disposti a cambiare atteggiamento.

Le minacce non danno risultati, soprattutto se poi non sono seguite dai fatti.

Il regime non cede, accettera’ compromessi solo se le viene offerta una via d’uscita dignitosa.l

Ma se Trump vuole un accordo, pretendere una resa totale è irrealistico.

Se il Presidente vuole la resa deve riportare l’Iran all’età della pietra.

Ma con i fatti non con i post su Truth

Dopo la resa, si può imporre l’accordo agli iraniani.

Disarmo, sospensione e abbandono dell’arricchimento nucleare, accompagnata da controlli molto stringenti, fra cui controlli senza preavviso, abbandono del terrorismo e dei finanziamenti ai gruppi terroristici

La situazione e’ difficilissima. Prima il Presidente da’ il via alle danze poi si ferma all’improvviso e inizia parlare di accordo.

Il Presidente ha paura di un escalation.

Certo, i costi economici, soprattutto legati allo Stretto di Hormuz, sono enormi e difficilmente sostenibili.

Esistono anche problemi politici, la guerra non è popolare negli Stati Uniti e a novembre ci sono le midterm che non promettono niente di buono per i repubblicani

Insomma, il Presidente ha bisogno di un risultato “spendibile”, ma dovrà scegliere tra una strategia militare o un accordicchio che comporta concessioni e compromessi con quel regime che voleva “far saltare in aria”.

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Tags: AyatollahDONALD TRUMPIN EVIDENZAIRANPACE
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