Forse non tutti gli italiani sanno che in Provincia di Firenze vi è la porta di un importante Parco Nazionale. Si tratta di un luogo dalla grande valenza non soltanto naturalistica ma anche storica, culturale e spirituale. Per arrivarci basta uscire dal centro cittadino in direzione est, puntare verso Pontassieve, attraversare Rufina e Dicomano per giungere nel grazioso paese di Castagno D’Andrea, frazione di San Godenzo e luogo di nascita del famoso pittore Andrea Del Castagno, dal quale si accede al Parco.

L’estensione dell’area protetta è di oltre 36.000 ettari, viaggia sulle creste appenniniche di confine tra la Toscana e L’Emilia Romagna, toccando le province di Firenze, Arezzo e Forlì innalzandosi fino a 1.658 metri con la sua cima più alta, quella del Monte Falco. Il Monte Falterona invece, il cui nome significa “Trono degli Dèi”, ne misura 1.654, anche se è a quota 1.358 che si trova il suo punto più conosciuto: la sorgente del fiume Arno. Questa vetta è un luogo dai forti richiami spirituali, fonte di vita e di civiltà, evoca i natali della città di Firenze: se non fosse per l’acqua che sgorga da questa montagna non sarebbe fiorito alcunché nella pianura in cui si trova il Capoluogo Toscano. Sull’Arno il primo insediamento umano risale addirittura nel X secolo A.C.! Poi dagli Etruschi ai Romani, dal Rinascimento ad oggi, ogni civiltà che ha contribuito a fare dell’attuale Firenze una terra di grandi ricchezze storiche ha potuto radicarsi qui proprio grazie al corso del fiume, punto indispensabile del panorama mozzafiato che ogni anno milioni di turisti vengono ad ammirare.

Dante Alighieri, che attraversava l’Appennino Tosco-romagnolo nei suoi viaggi tra Firenze e la Romagna, ispirato da questi luoghi li richiama più volte nella Divina Commedia. Famosissima è la sua dedica a Capo d’Arno.

”Per mezza Toscana si spazia
un fiumicel che nasce in Falterona,
e cento miglia dicorso nol sazia.”

Anche l’altrettanto noto passo della “Selva Oscura” pare proprio provenga da qui: si riferisce alla Gorga Nera, un suggestivo stagno un tempo collegato a Capo D’Arno da un antro, percorrendo il quale Dante immaginò appunto la famosa Selva Oscura. Oggi questo specchio d’acqua è un’area di riproduzione della rana temporaria.

Esplicitamente nominate dall’Alighieri anche San Benedetto in Alpe e la cascata dell’Acquacheta, luoghi che sembrano provenire dall’immaginazione fiabesca di un bambino.

Stiamo dunque parlando di una terra dalla forte spiritualità, solcata già dai tempi antichi, dato che collegava l’Etruria toscana e umbra alle zone dell’attuale Romagna e relativi porti adriatici. Il transito delle genti che nei secoli hanno attraversato questa catena montuosa, sicuramente cara agli Dei, ne ha scolpito il Mito. Qui è presente una delle più cospicue testimonianze del culto del mondo etrusco: il Lago degli Idoli, le cui acque erano ritenute sacre perché avevano particolari proprietà benefiche, ed in virtù di questo erano oggetto di omaggi rituali. In particolar modo le persone vi lasciavano cadere statuette votive raffiguranti i propri idoli.

Camminando per quello che viene chiamato il “Sentiero delle Foreste Sacre”, si può incontrare anche una varietà faunistica veramente variegata: cervi, daini, caprioli, cinghiali e mufloni sono i mammiferi più grandi insieme al lupo, che è anche il più grande predatore presente oggi nel Parco. Le specie nidificanti sono circa un centinaio e tra di essi vi sono l’aquila reale, il gufo reale e il falco pellegrino. Tra gli anfibi, qui presenti in 12 specie, segnaliamo per la loro importanza e rarità la salamandrina di Savi, il tritone alpestre, la salamandra pezzata e il piccolo geotritone italiano. 11 le specie di rettili a partire dalla vipera.

Si tratta perlopiù di territori montani boschivi, in cui si trovano molteplici specie arboree: abetine secolari, boschi di faggio e acero montano, boschi misti con faggi, aceri, frassini, olmi, tigli, ornielli e i rari tassi e agrifogli. Come fascia submontana invece troviamo ostrieti dominati dal Carpino nero, boschi di Querce a Cerro e a Roverella, Castagneti (soprattutto nella zona di Camaldoli e a Castagno d’Andrea nel versante fiorentino), rimboschimenti di Pino nero.

Insomma un vero e proprio spettacolo che offre innumerevoli possibilità di escursioni e passeggiate per tutte le esigenze e difficoltà. Ogni fiorentino dovrebbe visitare questi luoghi almeno una volta nella vita, queste montagne sono uno scrigno che custodisce testimonianze antichissime delle nostre radici. Storia, cultura, natura, spirito, tradizione, identità: il Parco Nazionale Foreste Casentinesi è tutto questo insieme.