Il no degli Ayatollah e la guerra che diventa un boomerang
Come volevasi dimostrare, l’Iran ha detto no ad un altro giro di negoziati proposti dal Presidente Trump.
Scontato che gli iraniani dicessero no.
Gli Ayatollah sono terroristi ma sono tipi svegli, non sono fessi.
Lo sanno benissimo che il Presidente ha bisogno come il pane di un accordo che metta fine alla guerra e che gli permetta di uscirne in modo “onorevole”
Lo sanno benissimo che il Presidente rischia di essere travolto da questa guerra, che pur essendo sacrosanta, l’ha condotta malissimo e non sa più come uscirne
Lo sanno benissimo che in America questa guerra e’ molto impopolare e che fra poco più di 7 mesi ci sono le elezioni.
Lo sanno benissimo che non accettando altri negoziati continuano a metterlo in difficoltà perché lo costringono a decidere se alzare a livelli estremi lo scontro, con il rischio di rimanere impantanato in una guerra infinita che lui ha voluto sempre evitare, oppure costringerlo a mollare con il rischio di perdere la faccia davanti al mondo intero
Mi viene in mente il Presidente Lyndon Johnson all’epoca della guerra in Vietnam, quando disse: “Mi sento come un autostoppista colto da una grandinata su un autostrada del Texas. Non posso scappare. Non posso nascondermi. E non posso farla cessare.”
Leggi anche:

