Il mare sale, Firenze risponde: SUPERFLEX allaga Palazzo Strozzi
Un’installazione site-specific trasforma il cortile rinascimentale in un avamposto del futuro sommerso
Nel cuore di Firenze, tra le colonne di pietra forte di uno dei palazzi più imponenti del Rinascimento, qualcosa è cambiato
L’acqua è arrivata. Non per un’alluvione — anche se il pensiero corre inevitabilmente a quella del 1966, il cui sessantesimo anniversario cade proprio quest’anno — ma per scelta artistica, come monito e come visione.
Dal 14 aprile al 2 agosto 2026, il Cortile di Palazzo Strozzi ospita There Are Other Fish In The Sea, una nuova installazione del collettivo danese SUPERFLEX, realizzata nell’ambito del programma Palazzo Strozzi Future Art promosso dalla Fondazione Palazzo Strozzi e dalla Fondazione Hillary Merkus Recordati
Chi sono i SUPERFLEX
Fondato nel 1993 a Copenhagen, SUPERFLEX è un collettivo artistico riconosciuto a livello internazionale per opere e progetti che ripensano il ruolo dell’arte in relazione alle dinamiche sociali, economiche e ambientali del nostro tempo. Non artisti che commentano il mondo dall’esterno, ma operatori che entrano nei sistemi economici, ecologici, architettonici per interrogarli dall’interno.

La loro pratica non si ferma alla denuncia, bensì propone strumenti, manifesti, modelli alternativi.
L’installazione: un cortile sommerso
Entrando nel Cortile di Palazzo Strozzi il visitatore si accorge del fatto che sia stato trasformato in una grande vasca d’acqua, al centro della quale si alzano sculture in travertino rosa di altezze diverse. L’acqua riflette le colonne rinascimentali, le raddoppia, le capovolge. Le sculture emergono come indicatori del livello del mare, ciascuna a un’altezza diversa, come a segnare tappe di un’inondazione progressiva e inesorabile.
L’idea di fondo è semplice e potente: nei prossimi decenni, l’innalzamento del livello degli oceani altererà irreversibilmente la vita umana sul pianeta. SUPERFLEX immagina un mondo in cui le architetture create dall’uomo, compreso Palazzo Strozzi, saranno sommerse, e in quella sommersione diverranno l’habitat ideale per le specie marine.
«Abbiamo usato l’acqua per il suo potere riflettente. Questo bacino riflette le colonne e le nuove strutture aprendo una prospettiva completamente inedita. Le sculture, con le loro altezze diverse, possono essere viste come indicatori del livello del mare. Non pensiamo che l’arte possa operare grandissimi cambiamenti, ma può di sicuro sollevare delle domande: poi sta a noi esseri umani dare delle risposte.»
Un’architettura per tutte le specie
L’installazione non è solo metafora. È anche un progetto concreto: SUPERFLEX definisce la propria opera “architettura interspecie”, sviluppata secondo un Manifesto Architettonico Interspecie che il collettivo ha elaborato nel tempo. Le colonne in travertino sono progettate come potenziali habitat per la vita marina: i loro moduli hanno piani irregolari di diverse dimensioni, perché la biodiversità negli oceani prospera attorno a strutture con ampia superficie disponibile.
Il Manifesto si articola in otto principi, ciascuno una sfida al pensiero architettonico convenzionale: dipingere le strutture di rosa (il colore preferito dai polipi di corallo), progettare superfici come interfacce percorribili da altre specie, abbandonare l’angolo retto che ostacola il movimento animale, massimizzare le superfici dure per favorire la biodiversità, coltivare il silenzio sottomarino.

L’ultimo principio è forse il più radicale: invitando piante, animali e corsi d’acqua a partecipare a collaborazioni collettive, possiamo progredire in modo sostenibile come pari dal punto di vista ecologico.
Il dialogo con Palazzo Strozzi
La scelta di Palazzo Strozzi come location non è casuale né meramente scenografica. Come spiega Arturo Galansino, curatore del progetto e Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi, l’opera «attiva un confronto diretto con il Cortile, proseguendo la linea della Fondazione di mettere in relazione la sua architettura rinascimentale con visioni contemporanee. Invita a immaginare nuove forme di convivenza tra specie, in linea con la visione di Palazzo Strozzi come luogo di dialogo tra passato e futuro, dove ricordare la tragedia dell’alluvione del 1966 come un monito e un punto di reimmaginazione e ripensamento.»
L’anniversario del 1966 pesa su tutta l’operazione. Sessant’anni fa, l’Arno esondò e sommerse Firenze: morirono decine di persone, migliaia di opere d’arte furono danneggiate o distrutte, un’intera città rimase traumatizzata. Quel trauma ritorna qui non come commemorazione ma come avvertimento: se allora fu una catastrofe imprevedibile, domani potrebbe essere la norma.
Un progetto che viaggia
There Are Other Fish In The Sea è prodotta anche in collaborazione con Kunsthal Spritten di Aalborg, in Danimarca, che ospiterà l’opera in una versione rinnovata in occasione della sua inaugurazione nel 2027. Uno stesso pensiero che cambia forma secondo i luoghi che attraversa, come l’acqua.
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