Il generale Vannacci e il rischio di una nuova frattura a destra
L’ambizione di Roberto Vannacci di fondare “Futuro Nazionale” divide il centrodestra, con analisi contrastanti tra Marcello Veneziani e Vincenzo Sofo che ne evidenziano pericoli e opportunità.
Renzi trama contro Meloni
Matteo Renzi, secondo lo scoop del Corriere della Sera ripreso da Sofo, avrebbe incontrato Vannacci in segreto per fomentare una scissione a destra.
L’obiettivo è indebolire Giorgia Meloni, rompendo il fronte unitario che i sondaggi vedono riconfermato al 50% circa, e creare un’emorragia utile a un “grottesco Campo Largo”.
Renzi, navigata volpe politica, conosce i problemi di eterogeneità del centrosinistra e punta a rendere indispensabili governi tecnici centristi, influenzando le elezioni del Quirinale nel 2029.
Pericoli per il centrodestra
Vannacci diventa “fortemente pericoloso” per il centrodestra, al di là di contatti con Renzi: il suo movimento potrebbe intercettare malcontento interno a Lega e Fratelli d’Italia, destabilizzando il governo specie in politica estera. Veneziani elogia il simbolo futurista e l’eco mediatico che Vannacci gode grazie a giornali di sinistra come Repubblica, ma Sofo corregge: è un “prodotto della sinistra” che danneggia la destra identitaria, caricaturizzandola e rischiando di riportarla ai margini.
Successo incerto ma impattante
Non è certo il trionfo per Vannacci: manca organizzazione capillare, con scelte di figure di secondo piano poco incisive – basti la Toscana come laboratorio fallito. Eppure, anche un 1-2% basterebbe a fare danni, come il Movimento Sociale Fiamma Tricolore nel 1996 (1,9%) che costò collegi al centrodestra, favorendo Prodi. Con una legge proporzionale, “Futuro Nazionale” potrebbe entrare nel conto per la maggioranza, imponendo nomine e rendendo il Capo dello Stato arbitro di un Parlamento diviso.
Lezioni dal passato
Sofo ricorda flop come Monti o Draghi, che invece rafforzarono la destra: ogni “operazione di palazzo” contro la volontà popolare fallisce. Renzi incarna il sistema parlamentare espropriante, ma Vannacci rischia di dargliela vinta, azzoppando il “modello Meloni” invidiato in Europa – Francia in primis – proprio prima del 2027. La destra identitaria deve evitare il passatismo e sostenere l’unità per non regalare il futuro.
