IL GENERALE IN VERSILIANA
sabato sera ero alla Versiliana, curioso di sentire il Generale e i suoi progetti. Provo a fornire una testimonianza il più possibile oggettiva a favore del principio di realtà.
Prima il contesto:
un sacco di gente. Sul numero nemmeno Pucciarelli, l’involontario mentore del Generale, può eccepire.
Qualche presenza sgradevole, credo sgradita anche al Generale e alla sua truppa: qualcuno con le croci celtiche tatuate e i catenoni al collo; non se ne può fare a meno e finché c’è libertà vanno bene anche costoro; basta prenderla in ridere, anche perché non incendiano cassonetti, non assaltano poliziotti, non distruggono vetrine e interi cantieri.

Tanti giovani e giovanissimi: l’ideologo Gasperini dovrà approfondire il tema, gli altri partiti sono avvisati. Le prospettive potrebbero essere addirittura generazionali.
Poi la postura del Generale
che ha travolto il pur scafato Sallusti anticipandone le domande e guidando l’intervista su terreni che gli erano più congeniali.
Un eloquio rispettoso della lingua italiana, un po’ datato ma efficace, attento a collegare sempre soggetto e predicato, a farsi capire, che è l’aspetto che dovrebbe inquietare gli avversari soprattutto di sinistra che sono sempre difficili da capire soprattutto per il metalmeccanico, il postelgrafonico, l’elettricista o il coltivatore diretto: quello che dice il Generale si capisce subito senza avere una laurea in semantica.
Poi il progetto:
la geopolitica:
la guerra Russia/Ucraina deve finire, è costosa in vite umane e in risorse economiche. Anche noi italiani ne paghiamo il prezzo: energia e costi di un riarmo ritenuto inutile, imposto dalla UE per soccorrere l’industria tedesca in affanno.
La posizione è uguale a quella grillina (!).
Posso sbagliare, ma ho avvertito un po’ di freddezza nell’uditorio: mi è parso il tema che ha raccolto il minor numero di applausi, peraltro mai lesinati dal pubblico.

Appena sfiorati i temi esplosivi del Medio Oriente e dell’espansionismo cinese.
La posizione sembra un “pacifismo vigile” e poi si vedrà.
Però piena conferma della appartenenza a NATO e allo schieramento Occidentale.
L’immigrazione:
qui applausi a pioggia (compresi i miei). L’immigrazione non è un inevitabile destino, una imposizione della storia, come sono convinti i compaesani di sinistra e perfino il Papa.
il contrasto è doveroso: non è la persecuzione degli ”altri”, è la difesa dei nostri valori, del modello di vita costruito in secoli di sacrifici e perfino di sanguinosi contrasti.

Il Generale contempla chiusure ermetiche delle frontiere: “entra chi diciamo noi e alle nostre condizioni”.
E i clandestini che ci sono già (e che fanno danni a non finire)? Rastrellamenti e remigrazione forzata.
L’economia:
mi è parsa la parte più debole, su cui il partito dovrà lavorare molto.
Il Generale ha elencato una serie di interventi dello Stato a mitigazione delle difficoltà economiche odierne.
Peraltro con scarsa selettività, un po’ ingenerosa.
Cercando di rimanere dentro la oggettività dei numeri che sono il linguaggio dell’economia: che i Governi Conte 1 e Conte 2 abbiano dissestato le casse pubbliche è dato ormai pacifico, il primo che ci ha messo le mani è stato il “tecnico” Draghi che ha frenato parte della emorragia priva di logica e di prospettiva se non la peggiore demagogia, fatta pagare al ceto medio.
Il governo Meloni ha ereditato uno Stato in quasi dissesto: il “mite” ma competente Giorgetti, cui mi legano antica stima e amicizia, ha trovato pane per i suoi denti.

Che in 4 anni Meloni e associati abbiano tagliato costi di sola demagogia, posizionato l’Italia al 4° posto al mondo fra i Paesi esportatori, abbattuto la disoccupazione, mai così bassa, aumentato l’occupazione (femminile e giovanile comprese), mai così alta, rasentato il patto di stabilità, ridotto di quasi 4 volte lo spread con il bund tedesco (cioè miliardi di interessi risparmiati), pur in situazioni geopolitiche non critiche come il covid ma certo non favorevoli: tutto questo ed altro ancora è testimoniato dai numeri che non hanno colore politico.
Ma che le tasse siano aumentate di oltre l’1%, che l’aumento l’abbia pagato il ceto medio produttivo, che lo strangolamento burocratico sia addirittura cresciuto (nuove regole, nuovi guardiani delle regole), che le cartelle esattoriali contengano oneri e sanzioni vergognose, questi ed altri esiti negativi sono altrettanto testimoniati dai numeri
Di fronte all’incalzare di Sallusti: dove troverà i soldi per diminuire le tasse, aumentar i servizi, eccetera, il Generale dice “io non faccio il ragioniere”, risposta che sarà piaciuta ai suoi iscritti ma poco soddisfa l’elettore medio che, insieme a me, resta in attesa che qualcuno di Futuro Nazionale esponga un programma economico degno del nome.
Le alleanze? Aperti al confronto con tutti, ma sui principi e sui valori ”no pasaran”: mai cedimenti. Oggi il minimo sindacale, poi arriveranno le trattative, quasi certamente solo col centrodestra. La sinistra ha una rogna in più da grattarsi.
Pochi accenni ai massimi sistemi: non era l’occasione; ci pensa Gasperini a tenerli vivi nelle sedi opportune.
Rilievi conclusivi:
A me pare che molti termini usati dal Generale abbiano intenti provocatori: demolire il politicamente corretto e polarizzare gli ascoltatori. Ne deriva un consenso consolidato: è l’utilizzo al contrario della dottrina di Umberto Eco!
il partito continua a crescere (nei sondaggi) e ormai va a scalfire i “noccioli duri”, non più le sole frange della recessiva Lega per Salvini premier: c’è di mezzo buona parte dello schieramento politico, Campo Largo compreso (che forse dovrà vedersela a breve col nuovo entrante Di Battista, sponsorizzato da Grillo in funzione anti Conte).
I toni e le argomentazioni degli oppositori fanno paura. Basta andare sui “social”: ad ogni proposta o parola di Vannacci le risposte non sono critiche e alternative, sono minacce e insulti. È una caccia all’uomo non un dissenso sulle sue idee. Una intolleranza vergognosa e una cultura violenta da combattere da qualunque parte provenga
Il Generale ha designato il candidato sindaco di Milano.
È il generale della Folgore Carmelo Burgio.
Faccio tanti auguri a un uomo che non ho il piacere di conoscere ma con un curriculum di grande peso, e con idee che spesso condivido: auguri generale; ricordi che “hic sunt leones” in quel di Milano (dove ho vissuto e operato per decenni), con una borghesia col portafoglio, la capacità di iniziativa e di impresa, la accettazione del rischio di mercato ben sistemati a destra, ma con venature residue di un po’ di giansenismo, con un po’ di socialismo, insomma con la elezione di sindaci come quello in carica: uno dei peggiori a memoria d’uomo, proveniente dal cluster, culturale più che politico, della sinistra “buonista”: a Genova, dove sono nato tanti anni fa, si dice che ”se lo toccano, ma con la camicia”.
È divertente osservare
Si tratta del generale della Folgore Burgio esprimere le proprie proposte, l’uomo sceglie i termini più provocatori d
ella nostra lingua nobile e ricca.
Sono convinto
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