IL CORTOCIRCUITO ANTIFA: DEFASCISTIZZARE IL PASSATO E FASCISTIZZARE IL PRESENTE
Le polemiche degli ultimi giorni relative alla “sinistra censura” e alla pretesa esclusione dalla fiera del libro “Più libri Più liberi” di case editrici identitarie e dunque di libri e autori ritenuti vicini a posizione di estrema destra o semplicemente anti antifascisti, aprono la strada a molte riflessioni e mettono in evidenza non poche contraddizioni.
In primis il risultato di questa imponente mobilitazione antifa è stata una grande pubblicità per le case editrici demonizzate.
In secondo luogo l’impressione crescente è che il motivo di certi comportamenti censori e irrazionali sia da ricercare anche in un arretramento della cultura progressista a favore di quella conservatrice e comunitaria
A tal proposito verrebbe da chiedersi perché la politica non approfitta di questa contingenza positiva per avere più spazio e contrastare l’egemonia culturale di sinistra che imperversa da anni e dunque applicare le teorie gramsciane.
Manca forse un po’ di coraggio visto che nessun grande esponente politico di destra, con l’esclusione di Vannacci, è intervenuto sull’argomento.
Infine, sarà il caso di sottolineare come vi sono case editrici non etichettabili come “fasciste” e certamente di orientamento non di “destra” che pubblicano autori che hanno aderito al fascismo
Il fatto è che non possiamo prescindere dal contributo intellettuale e filosofico di tutti quelli scrittori e poeti maledetti del ‘900 che hanno deciso di sostenere in varie forme e modalità il fascismo o i fascismi.
La nostra posizione è che a prescindere dalla condivisione o meno delle loro posizioni è indispensabile comprendere, studiare e approfondire il pensiero di autori come Spengler, Junger, Pareto, Brasillach, Drieu La Rochelle, solo per fare alcuni esempi, al fine di capire le dinamiche e i movimenti ideologici e politici che hanno caratterizzato il secolo scorso.
Potremmo fare a meno della poesia di D’Annunzio ed Ezra Pound?
Della filosofia di Heiddeger e Gentile? Dei romanzi di Celine e Knut Hamsun? Di giuristi come Alfredo Rocco e Carl Schmitt? Di questo passo il rischio è considerare l’esistenza di una sorta di fascismo eterno e a quel punto la censura diventerà totale e potrà comprendere anche Platone, San Tommaso, De Maistre, De Bonald o Donoso Cortes.
In nome del politicamente corretto non potranno certo essere tollerati autori in odor di antisemitismo come Dante, Dostoevskij o Shakespeare
Il progressismo è diventato una lente che serve a filtrare il mondo cambiando il nostro senso comune logico e razionale. Ad esempio, la poesia italiana del Ventesimo secolo è stata scritta in prevalenza da uomini che hanno spesso e volentieri celebrato la donna.
Non si può riscrivere completamente la storia della letteratura o della musica aumentando artificialmente lo spessore intellettuale e artistico delle figure femminili, e ridimensionando gli autori maschili, solo per raggiungere lo scopo di modificare la verità per fini politici
E poi che fare con i romanzi accusati di nascondere una prospettiva maschilista? Non si può eliminare la nostra cultura, non contestualizzare, non capire che ognuno è anche figlio del suo tempo. Non si può giudicare tutto con gli occhi di noi moderni e attraverso una lente gender applicando a quei testi un giudizio morale e categorie contemporanee.
È necessario inserire gli autori nel loro contesto storico
Altrimenti ci sarebbe sempre un motivo per eliminare e censurare un’opera e un autore. Potremmo davvero fare a meno di autori come Fichte o Friedrich Nietzsche?
E allora qualsiasi pensiero non gradito alla sinistra, sia esso cattolico, monarchico, tradizionalista, reazionario o conservatore finisce per rientrare in un unico grande pentolone che assume connotazioni para fasciste e dunque soggette a censura.
La sinistra alimenta un’idea di politicamente corretto che ormai invade qualsiasi discorso culturale, rendendo talvolta impossibile esprimere le proprie opinioni in modo libero
Perché il fascismo fu sì fenomeno moderno ma inevitabilmente si ispirò a pensatori e civiltà passate, rielaborò certi valori e certe forme di organizzazione politica.
Vi sono dunque idee e valori che pre esistevano al fascismo, lo hanno attraversato e sono sopravvissute ad esso
D’altra parte è anche difficile negare che le menti più brillanti del ‘900 furono di “destra” se non addirittura fasciste.
Non crediamo sia possibile prescindere dalle loro opere o non studiarle
E spesso e volentieri i loro riferimenti culturali erano in antiche e grandiose civiltà e in filosofi, teologici o mistici che oggi certamente rischierebbero di rientrare nella sinistra censura. Quella sinistra che vorrebbe imporre la sua visione del mondo senza capirne la complessità e accettare l’esistenza di un diverso modo di intendere la realtà e la storia.
Ma allora che fine fa il confronto politico?
Tutta questa articolata situazione non sfugge certo ad alcuni esponenti del mondo progressista che ultimamente hanno varcato una ulteriore frontiera: “fascistizzare” il presente per delegittimare l’avversario politico e con la scusa di un pericolo e una minaccia alla democrazia censurare e ottenere vantaggi politici, economici ed elettorali e defascistizzare il passato per recuperare e “salvare ” alcune grandi personalità storiche e intellettuali del ‘900.
Un caso emblematico è quello che riguarda Gabriele D’Annunzio, figura certamente complessa che secondo recenti fantasiose ricostruzioni sarebbe addirittura arruolabile nel fronte antifascista
D’Annunzio non fu solo un grande poeta e scrittore. Fu politico e fu soldato. Forte l’influenza esercitata da Nietzsche sul poeta abruzzese e che ritroviamo nell’intreccio di volontarismo, vitalismo e sovrumanismo.
D’Annunzio modellò la sua vita come un’opera d’arte, in lui la poesia si fa azione
Ricercò la libertà e l’affermazione attraverso l’arte e i gesti eroici. Condusse la battaglia interventista
perchè l’Italia se voleva avere un importante ruolo a livello internazionale non poteva restare fuori da quel conflitto in cui si decidevano gli equilibri fra le le nazioni.
Un conflitto che per l’Italia fu davvero una guerra risorgimentale: non solo servì a tentare il completamento dell’unità nazionale con Trento, Trieste, l’Istria e la Dalmazia ma in qualche modo contribuì, ad un prezzo di sangue altissimo, “a fare gli italiani” nel senso che
in quelle trincee si incontrano e si ritrovano per la prima volta fianco a fianco i giovani mobilitati dalle varie parti di Italia, dal Sud al Nord della penisola, dai ceti più umili alla nobiltà
D’Annunzio fu protagonista di azioni incredibili come il lancio di volantini su Vienna e la Beffa di Buccari.
D’Annunzio si ribellò alla vittoria mutilata e mutilata fu davvero perché il Patto di Londra prevedeva oltre al Trentino e al Tirolo meridionale fino al Brennero, Trieste, Gorizia e Gradisca, così come l’Istria ad esclusione di Fiume e la città di Zara (che ci furono consegnate), anche buona parte della costa dalmata, Valona e il protettorato di Albania, le province di Adalia e Konia in Turchia
e la spartizione delle colonie dell’ex impero prussiano e ottomano, che invece furono fagocitate in men che non si dica, sia in Africa che in Medio Oriente, dalla Francia e dalla Gran Bretagna.
Insomma i nostri alleati non rispettarono
gli accordi.
E poi Fiume
Per alcuni rappresentò addirittura una anticipazione del ’68. Per altri quell’esperienza fu comunque legata al fascismo.
Il rapporto tra D’Annunzio e il fascismo è oggetto di un dibattito tra gli storici. Non è tanto importante doverlo etichettare come fascista. Per la caratura e la particolarità del personaggio potremmo dire che D’Annunzio fu “dannunziano”. Non possiamo però non evidenziare degli aspetti che lo legano indissolubilmente al fascismo, di cui ne fu precursore e ispiratore.
In D’ Annunzio troviamo una liturgia politica fatta di miti, gesti e simboli che il fascismo riprende e fa suo: dal saluto romano all’ eja eja alala. In realtà più che discutere e stabilire se D’Annunzio sia stato o no fascista sarebbe più opportuno esaminare e riconoscere in quali termini e modi il fascismo è stato dannunziano
ll punto è che il tentativo di defascistizzarlo e includerlo nell’ antifascismo è davvero grottesco. Vi sono libri e film molto discutibili dal punto di vista storico che ci parlano di un D’Annunzio dissidente del regime fascista che non è mai esistito e se fu critico lo fu perché spesso voleva di più. Pensiamo solo alla sua critica verso i rapporti di buon vicinato che il regime instaurò con la Jugoslava.
Non dunque un antifascista ma per certi versi un super fascista o un “supra” fascista
Critico sì ma non oppositore o dissidente come vorrebbero farlo apparire oggi. D’altra parte il fascismo celebrò sempre D’Annunzio e se fu eroe lo fu dei fascisti, non certo degli antifascisti.
I rapporti con Mussolini non furono basati sulla opposizione ma sulla concorrenza in quanto si contenevano lo stesso materiale umano e lo stesso bacino politico.
Scelse volontariamente l’esilio a Gardone nel febbraio 1921 all’interno di quella villa che pochi mesi più tardi acquistò
Ribattezzata il Vittoriale degli Italiani, fu ampliata e successivamente aperta al pubblico.
Mussolini sostiene D’Annunzio per convinzione ma anche per non essere scavalcato. Il punto è che Mussolini fu più capace come politico e come stratega. La rivoluzione non la si poteva fare nel 1920 e nel 1921 ma la si poteva fare nel ’22. E così fu.
Al di là di questo è innegabile che D’Annunzio, se non si vuole e si può identificare con il regime non è neanche possibile negare vi fossero degli ideali in comune tra il Poeta e il fascismo
E infatti il Vate fu antidemocratico, nazionalista e partecipò a quella visione della vita, a quel sentimento del mondo e a quella stessa weltanschauung dei fascisti. E dunque ad una dialettica interna a quello stesso contesto ideologico.
Fu da quella parte della barricata oltre a ispirarla
Scelse di stare, fra i vari distinguo, da quella sponda del fiume.
D’Annunzio fu iscritto al fascio di Fiume già nel 1920, approvò la Marcia su Roma e la stragrande maggioranza dei fiumani e dannunziani aderirono allo squadrismo e poi al regime.
Nel 1937 fu nominato presidente dell’ Accademia d’ Italia e dunque divenne membro del Gran Consiglio
Gli furono concessi funerali grandiosi e fu sostenitore dell’impresa africana. Vi sono versioni contrastanti riguardo la sua posizione sull’alleanza con la Germania e su quel famoso incontro del 1937 a Verona. La tesi oggi prevalente è quella secondo cui fu contrario all’alleanza con la Germania.
Quello che pochi sanno è la versione per cui corse a Verona per incontrare il Duce e metterlo in guardia è sostenuta solo da un testimone: l’architetto Carlo Maroni che morì nel 1952
Fino al 1959 nessuno ne parla finchè Eucardio Momigliano, presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani dal 1945 al 1960, ne riprende la versione che è utilizzata anche oggi con lo scopo di defascistizzarlo. Anche se in realtà nulla cambierebbe circa la sua posizione verso il fascismo cosa lui pensasse circa le scelte di politica estera in quel particolare frangente.
Non sarebbe certo il primo e unico caso di fascista antinazista o anti tedesco
Di diverso avviso il prefetto Giovanni Rizzo secondo cui D’Annunzio corse a Verona per abbracciare e congratularsi con Mussolini. Tesi suffragata da documenti, lettere e dichiarazioni. A differenza della precedente versione di Maroni che non ha alcun riscontro. Dalle foto Mussolini e D’Annunzio appaiono sorridenti e in sintonia, si stringono le mani.
C’è poi ad esempio una lettera del 19 febbraio 1938 di D’Annunzio a Rizzo dove il poeta chiede di ripetere a Mussolini ciò che gli disse a Verona e cioè che lo ammirava e lo stimava per il bene che stava facendo all’Italia
A ciò potrebbe aggiungersi come esempio un suo discorso all’Accademia d’Italia e ciò che telegrafò a Mussolini dopo l’uscita dalla Società delle Nazioni nel dicembre del 1937, dunque due mesi dopo l’incontro di Verona. Vi sono è vero delle lettere e delle parole di irrisione e critica del Vate verso Hitler (frutto forse anche di un retaggio risorgimentale e legato alla Prima guerra mondiale di diffidenza verso il mondo germanico).
Ma anche Mussolini in quel frangente era ostile al Cancelliere tedesco a seguito della questione Dolfuss e infatti nel 1934 mobilita le truppe sul Brennero
Diversa la situazione due anni dopo e D’ Annunzio, come sappiamo, fa pervenire degli omaggi a Hitler. E poi sarebbe stata più logica una contestazione già nel 1936. È dunque possibile che sul tema del rapporto con la Germania sia Mussolini che D’Annunzio abbiano avuto la stessa evoluzione.
Detto questo, D’Annunzio fu libero e anticonformista anche nel suo essere “fascista” in senso lato.
Il tentativo di defascistizzare D’Annunzio è paradigmatico di una tendenza dell’antifascismo culturale e intellettuale che vuole cambiare continuamente la storia perché sia aderente alla propria narrazione e non sopporta che grandi personalità intellettuali o eroi nazionali siano stati fascisti
Chi fu fascista (pensiamo a Guglielmo Marconi ad esempio) viene ridimensionato nella sua scelta politica se così conviene al fine recuperarne le opere e non far sorgere dubbi sul fatto che il fascismo è il male assoluto e i fascisti sono solo violenti e ignoranti.
Ed oggi invece che il fascismo non c’è più anche i più insospettabili vengono definiti fascisti.
La loro incapacità di fare i conti con il passato è il motivo per cui non riescono a comprendere il presente e come unica soluzione hanno quella di censurare le altrui idee.
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