“Il 25 aprile organizzo un’iniziativa con il mondo degli esclusi e dei deboli. Non per nulla ma purtroppo quella data è diventata un appuntamento ideologico e io all’ideologia preferisco la vita vera”. Così Ubaldo Bocci, candidato a sindaco del centrodestra, in un articolo uscito su Repubblica Firenze.

Quindi nessuna celebrazione dell’anniversario della “Liberazione”, Bocci non parteciperà nemmeno al corteo e all’annuale ricorrenza di fronte a Palazzo Vecchio.

Apriti cielo! Eretico! L’Anpi Firenze viene colta dal solito attacco di cianotico livore ed inizia a lanciare anatemi, con la solita nota su Facebook. Vietato esprimere un punto di vista diverso, il pensiero deve essere unico, altrimenti si è fascisti. Fine del discorso.

L’associazione nazionale partigiani (formata per ovvi motivi anagrafici da individui che partigiani non sono stati), scrive: “Chissà se Bocci sa di essere candidato a sindaco di una città Medaglia d’Oro della Resistenza. Chissà se Bocci conosce almeno un poco la storia della Firenze di quei giorni”.

Il comunicato-lezioncina-anatema, così prosegue: “Guardi, gentile signor Bocci, ci permetta di metterla giù semplice: o si sta con chi sceglie una società dove c’è una sola idea possibile e imposta con la violenza, oppure si sta con chi auspica e pratica una società dove la pluralità di pensiero è il valore fondante. O si sta dalla parte dei caporioni oppure si sta dalla parte dei perseguitati, dei deportati e di chi ha alzato la testa e li ha cacciati. O si sta con ciò che c’era prima della Liberazione oppure con ciò che c’è dopo. Chi si candida a reggere la responsabilità istituzionale di una città come la nostra dovrebbe avere ben presente queste distinzioni, che prima che politiche o ideali sono distinzioni fra l’umano e il disumano. Ognuno – conclude la nota -, si schieri dalla parte che predilige, noi invitiamo tutta la cittadinanza alle feste popolari che a Firenze e provincia ricordano la fine della dittatura e l’inizio della democrazia. Viva la Liberazione!”.

E l’8 settembre? E La Guerra civile italiana? E il bagno di sangue fratricida che ci ha segnato, e che tutt’ora ci portiamo dietro? E le Foibe? E la Repubblica sociale italiana alla quale aderirono volontariamente 500.000 soldati italiani? L’Anpi proprio non se la sente di riconoscere la necessità di adottare un punto di vista equilibrato che tenga in debita considerazione la storia, quella vera però. Non quella fatta dai vincitori che ci hanno rifilato per 50anni. 

Il 25 aprile 1945 è finita la Guerra civile italiana, non c’è stata nessuna liberazione. Erano italiani, e i morti sono tutti uguali.