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Home Politica

I rischi per Schlein alle primarie

di Alessandro Scipioni
18 Aprile 2026
In Politica
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La vittoria di Schlein fra populismo e incognite
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I rischi per Schlein alle primarie

Il campo è troppo largo e frammentato per il PD, che resta il partito più strutturato ma rischia di uscire ridimensionato.

In un turno unico, le candidature “di bandiera” di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (AVS),per quanto simboliche e con consenso limitato, eroderebbero voti soprattutto dall’area schleiniana più radicale/sinistra, senza però spostare davvero gli equilibri

Conte, con la sua capacità di mobilitare l’elettorato 5 Stelle e parte dell’astensione/progressista anti-sistema, partirebbe avvantaggiato in una conta aperta e caotica.

Il vero incubo per Schlein è però Silvia Salis, sindaca di Genova. Lei si dichiara ripetutamente contraria alle primarie (le definisce “divisive” e dannose per la coalizione), ma lascia spiragli su una candidatura unitaria se arrivasse una “richiesta di tutta la coalizione”.

Questo scenario piace moltissimo a Matteo Renzi (e a una parte dell’area riformista/centrista, inclusi segnali da Dario Franceschini), che vede in lei un profilo “nuovo”, trasversale, meno ideologico e potenzialmente in grado di allargare il consenso oltre la bolla PD-M5S-sinistra

Nei sondaggi recenti, quando inserita, Salis rosicchia voti soprattutto a Schlein (più che a Conte), e in alcuni scenari arriva a impensierire entrambi.

Il paradosso delle candidature “contro” il segretario

Hai ragione sul paradosso: nelle primarie di coalizione (non interne al PD) potrebbe candidarsi chiunque, anche figure che nel PD non sono allineate con Schlein o che rappresentano l’area più moderata/riformista.

Questo creerebbe una divisione a tre (o più) che renderebbe ancora più probabile una vittoria di Conte o, in alternativa, un risultato frammentato che indebolirebbe chiunque esca primo. Il PD rischierebbe di dover sostenere come premier un leader M5S (o un “terzo” imposto), finendo in posizione di subalternità nonostante sia il partito con più voti strutturati.

La malizia su Renzi e l’ingovernabilità

La tua lettura su Renzi è condivisibile da molti osservatori: non sembra avere reali ambizioni di vittoria nazionale nel breve (Italia Viva è piccola), ma ha tutto l’interesse a tenere il campo largo instabile.

Primarie divisive o un candidato premier debole/controverso (Conte o Schlein) aumenterebbero le chance di ingovernabilità o di un centrosinistra fragile, rendendo i centristi (e lui) determinanti sia per formare un governo sia, soprattutto, per l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica (dove i voti di centro possono fare la differenza al Quirinale). È una strategia classica da kingmaker.

La via d’uscita per Schlein

Concordo che la strada più sicura per lei sarebbe blindare la candidatura unica del PD (o del “suo” PD) e poi negoziare all’interno della coalizione su regole e tempi. Un accordo preventivo con AVS per una desistenza o per limitare le candidature di Fratoianni e Bonelli aiuterebbe a ridurre la frammentazione.

Ma Conte non accetterà mai facilmente la regola “il primo partito indica il premier” (troppo semplicistica e svantaggiosa per i 5 Stelle, che puntano sul carisma personale di Conte). E Salis resta l’incognita più pericolosa perché non gioca sul terreno delle primarie ma su quello di un possibile “incoronamento” unitario.

Al momento sembra prevalere una linea di prudenza: prima il programma condiviso (dove le divisioni su Ucraina, politica estera, economia restano profonde), poi le modalità di scelta del leader

Schlein ha iniziato a raffreddare un po’ i toni sulle primarie immediate, consapevole del rischio. Conte spinge, Renzi agita le acque, Salis galleggia come opzione “anti-Meloni” trasversale.
In sintesi: sì, per Schlein è complesso.

Le primarie a turno unico sarebbero un azzardo alto; un ballottaggio (doppio turno) forse più gestibile ma difficile da ottenere. L’alternativa è un accordo faticoso per evitare la conta o per renderla meno rischiosa. Il campo largo è pieno di mine: veti incrociati, personalismi, differenze ideologiche irrisolte.

Può reggere tatticamente contro il governo Meloni, ma rischia di esplodere quando si tratterà di scegliere davvero chi guida.

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Tags: Elly SchleinPDPrimariePRIMO PIANOSilvia Salis
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