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Home RIFLESSIONE

Giustizia e sanità: un binario condiviso per la vita e la verità

di Alessandro Scipioni
13 Febbraio 2026
In RIFLESSIONE
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Giustizia e sanità: un binario condiviso per la vita e la verità
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Giustizia e sanità: un binario condiviso per la vita e la verità

Giustizia e sanità procedono sullo stesso binario, come ammoniva Enzo Tortora: “Solo tre categorie di persone non rispondono dei loro crimini: i bambini, i pazzi e i ministri della sanità”. Questa frase lapidaria illumina la fragilità di due pilastri dello Stato, dove l’impunità o l’errore possono costare vite umane e fiducia pubblica.

Il dramma del piccolo Tommaso a Napoli

Il dovere di tutelare la vita di quel bambino di due anni all’ospedale Monaldi è assoluto e impellente: preghiamo tutti DIO che si trovi un cuore dalla lista europea dei trapianti pediatrici e che possa sopravvivere a questa prova terribile.

Il trapianto fallito del 23 dicembre ( con un organo danneggiato arrivato da Bolzano, forse per problemi di trasporto, ghiaccio inadeguato o una gestione proceduralmente errata ) ha scatenato un’indagine della Procura di Napoli: sei medici e sanitari indagati per lesioni colpose, sospesi dal servizio, mentre si verifica ogni protocollo per evitare che tragedie simili si ripetano.

Anche se la PROVVIDENZA divina facesse grazia, la gravità dell’accaduto resta inaccettabile e reclama chiarezza totale; nessuno è padrone del suo tempo, decide DIO solo, ma un bimbo con decine di anni davanti ha il diritto sacrosanto di viverli pienamente, e chi ne ha la responsabilità diretta – medici, tecnici, logistica – deve esaurire ogni mezzo possibile per garantirglielo: una responsabilità storica e morale che impone di andare fino in fondo.

Il caso Gratteri contro l’imparzialità istituzionale

Nicola Gratteri, procuratore di Napoli, ha lanciato una frase choc sul referendum sulla giustizia del 8-9 febbraio: chi vota “No” lo fanno indagati, imputati, massoneria deviata e delinquenti, mentre il “Sì” è per le persone oneste, demonizzando così pubblicamente i dissenzienti.

Questo stride violentemente con il caso del generale Roberto Vannacci, rimosso dal comando dell’Istituto Geografico Militare per il libro “Il mondo al contrario” scritto a titolo privato – autorizzato dal regolamento militare – accusato di ledere l’imparzialità delle Forze Armate con opinioni controcorrente

Non vorrei che la differenza risieda nell’egemonia culturale mediatica della sinistra: Gratteri è tutelato e celebrato perché dice cose gradite al mainstream, quasi incarnazione vivente del “verbo della verità”, mentre Vannacci è punito senza sconti per aver espresso il contrario; un doppio standard che mina la credibilità.

Fortunosamente, il Consiglio Superiore della Magistratura e la Cassazione stanno valutando azioni disciplinari per verificare gli estremi di violazioni.

Il richiamo al rispetto repubblicano

Non abbiamo l’eleganza inglese, quel misto di mistica fede, rispetto militare e rigore istituzionale della monarchia britannica, ma rammento Elisabetta II durante il referendum sull’indipendenza scozzese del 2014: pur contraria al “Sì”, rispose con neutralità assoluta al suo popolo, dicendo che doveva *”pensare molto attentamente al futuro” senza mai tifare per una parte, incarnando il dovere di stare sopra le parti.

Liberissimi i magistrati di nutrire opinioni personali, ma nelle loro funzioni pubbliche non possono condurre una campagna elettorale aperta per l’uno o l’altro schieramento, equiparando avversari a criminali: si mettano almeno in aspettativa per preservare l’immagine di un’istituzione pilastro della Repubblica

Auspico un intervento diretto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per richiamare i giudici al pieno rispetto del ruolo che rappresentano, evitando derive che erodono la democrazia.

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Tags: IN EVIDENZAMAGISTRATURAREFERENDUMSANITÀVANNACCI
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