Foibe, il dovere della memoria nel Giorno del Ricordo
Il 10 febbraio non è soltanto una data sul calendario civile. E’ un invito al raccoglimento, un momento in cui la storia si ferma per dare voce a chi, per troppo tempo, non l’ha avuta.
Celebrare il Giorno del Ricordo significa, prima di ogni altra cosa, onorare la memoria delle vittime delle foibe e riflettere sull’esodo giuliano-dalmata, una pagina di dolore profondo che appartiene alla coscienza di tutti
Ricordare non significa riaprire ferite o alimentare contrapposizioni, ma riconoscere la dignità di ogni singola esistenza spezzata. Dietro i numeri e le ricostruzioni storiche ci sono persone, padri, madri, figli, anziani. Ci sono le storie di chi ha dovuto lasciare la propria casa, la propria terra e i propri affetti, portando con sé solo il peso di un’incertezza dolorosa e il trauma dello sradicamento.
Le foibe, con il loro abisso fisico e simbolico, rappresentano un monito sulla fragilità dell’essere umano quando viene travolto dai conflitti
Onorare queste vittime significa trasformare quel silenzio, durato decenni, in una consapevolezza collettiva che ripudia ogni forma di violenza e prevaricazione.
Una memoria che deve unire non dividere.
Il ricordo è un atto di giustizia verso il passato, ma è anche un investimento sul futuro. Non è un atto accusatorio, ma un esercizio di empatia. Sentire come proprio il dolore dell’altro è l’unico modo per costruire una comunità civile matura.
La storia della frontiera orientale, con le sue complessità e le sue tragedie, ci insegna quanto sia prezioso l’equilibrio della convivenza e quanto sia necessario custodire la pace come un bene supremo
In questa giornata, il pensiero va a tutti coloro che hanno sofferto, a chi è rimasto in quelle terre e a chi è partito, cercando altrove una nuova vita senza mai dimenticare le radici.
Il miglior modo per onorarli non è attraverso le parole della divisione, ma attraverso il silenzio rispettoso della memoria e l’impegno quotidiano a far sì che l’umanità resti sempre il faro della nostra storia
Che il ricordo sia dunque una luce che illumina il cammino della riconciliazione e della comprensione.
