Firenze 17 febbraio 1530: la partita dell’assedio

1530

Un Carnevale diverso per i musici fiorentini del 1530. Assediati dalle truppe di Carlo V per più di un anno, dopo il sacco di Roma del 1527 da parte dei mercenari Lanzichenecchi.

Una caratteristica della nostra città, Firenze, e che è accomunata da pochissime altre in Europa, è che non è stata mai invasa se non nel periodo nazista. Solo i tedeschi nella seconda guerra mondiale se ne appropriarono. Ma nella storia, tranne in questo evento, mai nessun straniero ha messo piede da conquistatore il nostro suolo natio. Cosa vuol dire questo? Che le nostre tradizioni non sono contaminate. Bistecca alla fiorentina, ribollita e altri aspetti della nostra cucina si fanno a quella maniera che si tramanda da generazioni. E pure molte altre cose.

I Medici cacciati da Firenze

Le Palle dei Medici cacciati da Firenze dai cittadini insorti tre anni prima, fino all’estate del 1530 non si rividero in città, dove i sacrifici dei molti cittadini e capitani di ventura ancora si ricordano nei richiami di Goffredo Mameli nell’inno del nostro Paese, in Fratelli d’Italia, dove nella terza strofa si cita il Francesco Ferrucci ucciso a Gavinana da Maramaldo. “Tu uccidi un uomo morto” gridò Ferrucci, ma non fu questo a renderlo famoso agli occhi dei carbonari italiani che insorsero nelle guerre d’indipendenza dell’800. No, fu il richiamo alla lotta per la libertà del popolo fiorentino, libero, orgoglioso di essere diverso dai tanti popoli sudditi a Carlo V. Un imperatore importante, un vero mitteleuropeo. Carlo V imperava in Austria ed in Spagna, in Germania ed in Fiamminga, nei nuovi possedimenti oltre oceano, ed in Italia. Aveva avuto a che fare con Lutero ed il suo Scisma. Fu fatto imperatore a Bologna solo dopo la resa ai Medici dei Fiorentini.

Gli storici citano le battaglie di Carlo V come la prima guerra mondiale avvenuta tra più Stati contemporaneamente, nella quale la resistenza di una città, e che città, Firenze, giocò un ruolo importantissimo a livello mediatico nell’epoca. La Firenze rinascente del 400 ai primi del 500 vede un primo papa Medici Leone X. Quello che in punto di morte osò dire: “ci ha servito tanto questo mito di Cristo”, cosi come poi Papa Clemente VII lo seguì di qualche anno, proprio durante il periodo dell’assedio. Clemente, fu grazie a lui che abbiamo la Firenze dell’epoca sotto i nostri occhi, si accordò per il rientro dei Medici proprio con Carlo V e lo incoronò a Bologna Imperatore dell’Impero dove non tramontava mai il sole.

La nascita del Calcio Storico Fiorentino

Firenze, assediata, con le sue divisioni, con i suoi quartieri, mercanti e banchieri, con la Famiglia Medici a capo di un popolo. Fiero, mai domo. Che se pur avendoli cacciati, se pur assediati, alla fame, per Carnevale giocarono in Santa Croce alla Palla, al calcio storico, al calcio in livrea, storica partita. Parteciparono tutti. Tutti i nobili cittadini: 27 da una parte e 27 da un’altra. Si dice avessero colori bianchi e verdi ma nessuno ha conoscenza del risultato.

Ognuno di loro, i cui nomi sono ben presenti nelle cronache cittadine ha una via in centro città. E sfidarono l’impero. Giocandoselo in un andirivieni di botte tonfi e colpi, per far della palla colpo vincente, che qui chiamiamo “caccia”. Neanche la cannonata sparata dai bastioni dagli assedianti sul tetto di Santa Croce fece terminare il gioco.

Firenze non si piega. Al limite ti irretisce, ti fa diventare uno di noi, ti riempie di orgoglio, ti fa giocare la partita impossibile. E qualche volta vinci.

Torniamo all’inno di Mameli, si parla di Ferruccio, e si dice nella quarta strofa: “ogn’uom di Ferruccio ha il core, ha la mano”, subito dopo aver cantato: “dall’Alpi alla Sicilia dovunque è Legnano, Ogn’uom…”. Oggi forse i temi della patria e di lottare per le libertà sono spesso dimenticati, mentre per Mameli, Mazzini, Verdi ed i carbonari erano ragione di vita. Ce ne accorgiamo solo se mediaticamente si dà risalto alla privazione delle libertà appunto.

Ma i traguardi si ottengono con i sacrifici ai quali spesso i grandi uomini come Francesco Ferrucci danno la vita, e come pure a quei nobili fiorentini che non piegarono la testa all’Imperatore di turno. Perché una volta piegata, tutte le libertà poi diventano sacrificabili. Che dire… Viva Fiorenza! Viva la Libertà!

To be continued….

 

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