Feltri sul saluto in tempi di covid19 “Mi piace di più quello di Hitler però uso quello romano” – Video

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Feltri mi è sempre piaciuto, diretto, intelligente, irriverente, preparato. Adesso sta scivolando su sé stesso. Feltri si è infeltrito. E’ diventato pesante, fastidioso, fuori luogo.

L’ultima uscita se la poteva davvero risparmiare. Intervistato da Alanews, che gli chiede se resta a casa in tempi di coronavirus fermandolo in centro a Milano, Vittorio risponde: “Io lavoro in redazione come sempre”.

Feltri poi, purtroppo, prosegue: “Saluto romanamente, poi qualcuno dice che è un saluto fascista. Ma in realtà è un saluto romano che poi i fascisti hanno adottato. Però i romani hanno adottato anche pane e salame ma non sono mica diventati fascisti”. A questo punto l’intervistatore chiede “mi fa vedere?” e il direttore di Libero si esibisce in un saluto romano.

Poi arriva il “capolavoro” del Feltri infeltrito:  “Mi piace di più quello di Hitler (e mette il braccio più vicino al corpo) però uso quello romano”. L’intervistatore allora chiede “quindi una delle abitudini che cambierà è il saluto romano”. Feltri: “No, sono già passato al saluto romano”.

Caro direttore, forse un paio di settimane a casa le farebbero bene. Un po’ di relax nelle belle campagne bergamasche a guardare il panorama dalla sua villetta, potrebbero rivelarsi un toccasana. Ridursi ad una macchietta borbottante senza freni inibitori non è uno spettacolo degno di un professionista che ha fatto la storia del giornalismo italiano.

 

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Libero: nel 2000 Feltri fonda Libero, giornale quotidiano indipendente di orientamento liberale-conservatore. Feltri ne è anche direttore ed editore per 9 anni, fino alle dimissioni del 30 luglio 2009. Sulla sua creatura ha dichiarato:

«Quando siamo partiti, il 18 luglio del 2000, dominava la noia [presso il pubblico dei lettori]. Qualcuno, confidando nel mio passato, si è deciso ad acquistarci proprio per superare la noia, forse sperando che inventassi chissà cosa. Abbiamo drizzato le antenne. Ora il nostro Paese è attraversato dal desiderio di identità e di sicurezza. Cerchiamo di dar voce a questo e di chiamare i politici a rispondere su questi temi assai più che sulle loro beghe di giustizia.»

Libero, uscito per la prima volta in edicola il 18 luglio 2000, è molto vicino alle opinioni politiche del centro-destra, ma non lesina critiche contro di esso. Lo stile del giornale è sarcastico, pungente e «politicamente scorretto»: si utilizzano talvolta termini gergali per raccontare i fatti della politica e per descrivere i politici. Il giornale in pochi anni passa da una tiratura di 70.000 copie a 220.000. Oggi il Libero vende circa 20.000 copie.

 

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