ELEZIONI TOSCANE: UNA (QUASI)DEBACLE
Se in alcuni casi assai importanti – quali ad esempio Venezia e Reggio Calabria – è giusto festeggiare, soprattutto dopo le sparate eccessivamente ottimistiche del centrosinistra, l’analisi dei risultati elettorali delle ultime amministrative in Toscana ci obbliga a tornare rapidamente con i piedi per terra.
Al netto della capacità e dell’impegno dei singoli candidati che non sono in discussione, il quadro restituito dalle consultazioni di Domenica e Lunedi scorso restituisce una risposta molto più problematica per Fratelli d’Italia e il centrodestra in generale, di quanto certa dirigenza voglia ammettere
Dietro alcuni dati percentuali apparentemente positivi, emerge infatti una debolezza strutturale della classe dirigente territoriale, incapace di trasformare il consenso nazionale del partito in credibilità amministrativa.
A Sesto Fiorentino il centrosinistra ha mantenuto il controllo del Comune in maniera netta, con Damiano Sforzi eletto oltre il 56%. Non si tratta solo di una “città storicamente rossa”: questa lettura, per quanto veritiera, è divenuta un alibi e rischia di non essere sufficiente.
Il problema reale è che il centrodestra continua a presentarsi senza un progetto politico realmente competitivo, con candidature spesso percepite come deboli, tardive o prive di una rete civica realmente aggregante
Quasi una volontà di perdere, di non investire sul radicamento sul territorio, con due partiti su tre totalmente scomparsi dai radar politici.
A Figline e Incisa Valdarno il dato è persino più significativo dal punto di vista politico. David Ermini ha vinto con oltre il 53%, mentre il candidato del centrodestra Enrico Venturi si è fermato molto distante.
Qui il problema non è solo la sconfitta, ma l’incapacità strategica di approfittare di una situazione teoricamente favorevole: il Comune arrivava infatti da una fase amministrativa travagliata e da un commissariamento politico
In qualunque contesto realmente competitivo, il centrodestra avrebbe dovuto essere almeno contendibile. Invece non è riuscito a costruire una proposta o un’alternativa amministrativa autorevole. Senza alcuna critica specifica nei confronti di Venturi che ha provato a salvare il salvabile, esiste un problema grosso, e forse una gestione troppo centralizzata e verticale delle candidature.
Forse era il caso di prendere in considerazione anche altri ipotetici candidati?
Il caso di Prato è ancora più emblematico. Già nel 2024 il centrosinistra aveva vinto con oltre il 52%, mentre il candidato del centrodestra si era fermato attorno al 41%.
Ma il dato più grave è politico: Prato era contendibile per il centrodestra, soprattutto dopo le tensioni amministrative e giudiziarie che hanno attraversato la città
Eppure, anche in questo caso, il centrodestra non è riuscito a trasformare il malcontento in consenso strutturato.
Avrà pesato certamente lo scandalo Cocci, ma non vi è dubbio che una candidatura assai debole rispetto a un “mostro sacro” come Biffoni (ricordasi campione di preferenze alle ultime regionali) ha contribuito alla debacle e rafforza la percezione che in Toscana non si voglia vincere
Una sorta di “cupio dissolvi” che francamente non si comprende. Possibile non ci fossero dei candidati forti da contrapporre a Biffoni?
Qui emerge un nodo centrale: Fratelli d’Italia in Toscana – perché come detto, gli altri partiti sono ormai sbiaditi e per nulla attrattivi – sembra vivere quasi esclusivamente della rendita nazionale di Giorgia Meloni, mentre sui territori fatica, con una classe dirigente che non riesce ad accreditarsi né come destra identitaria né come destra che amministra.
Una linea politica difficilmente riconoscibile che disorienta gli elettori, che pare preferiscano “l’usato sicuro” piuttosto che scommettere su una nuova possibilità
Pistoia rappresenta forse il simbolo più evidente di questa contraddizione. La città era stata il laboratorio del centrodestra toscano con Tomasi, ma proprio da lì si nota la stagnazione strategica del partito: si è investito quasi tutto su figure personali forti demandando a queste tutto il “rischio elettorale”.
Il rischio oggi è evidente: laddove manca il leader carismatico locale, il partito fatica a reggere elettoralmente e a creare nuova classe dirigente.
La verità è che FdI in Toscana rischia di diventare un partito forte nei sondaggi ma debole nei territori
E se non arriverà rapidamente una profonda autocritica sulla qualità della leadership locale, sulla selezione dei candidati, il partito continuerà a perdere proprio quelle città che teoricamente dovrebbero essere contendibili. D’altra parte il miracolo di Giorgia non può durare per sempre!
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