Un record del valore di 4,2 miliardi (+2%) quello fatto registrare da alimenti e bevande made in Italy negli USA, la cui metà ora sembra essere a rischio con i dazi annunciati da Trump. É quanto emerge da una analisi presentata da Coldiretti in occasione di Vinitaly, dove sono stati presentati gli effetti dei dazi su una black list di prodotti made in Italy, che avrebbero come diretta conseguenza quella di favorire ancora una volta il mercato del falso e dell”italian sounding, che oggi vale nel mondo almeno 100 miliardi di euro, con un aumento record del 70% nel corso dell’ultimo decennio.

Si tratta di una lista di prodotti che complessivamente vale circa 11 miliardi di dollari. All’interno anche alcuni simboli del made in Italy agroalimentare: vini (tra i quali il Prosecco ed il Marsala), il pecorino, l’olio extravergine di oliva, gli agrumi, l’uva, le marmellate, i succhi di frutta, l’acqua ed i superalcolici. Una situazione allarmante in un settore che ha da sempre tenuto banco negli USA: qui il valore complessivo delle esportazioni agroalimentari italiane rappresenta circa il 10% del totale delle esportazioni nazionali (42,4 miliardi nel solo 20181). Con un valore totale di 1,5 miliardi, il prodotto nazionale più esportato in Usa è il vino (+4% nel 2018) ma in pericolo ci sono anche altri prodotti simbolo dell’Italia nel mondo: primi tra tutti l’Olio Extra Vergine di oliva – con le esportazioni che nel 2018 sono state pari a 436 milioni – ed i formaggi italiani, che valgono complessivamente 273 milioni.

Con i dazi annunciati dal Presidente Trump – spiega Coldiretti – aumenterebbero i prezzi dei prodotti italiani sul mercato americano e sarebbero più competitive le falsificazioni ottenute sul territorio statunitense e quelle provenienti da Paesi non colpiti dalle misure di Trump. Basti pensare che il 99% dei formaggi di tipo italiano presenti nel mercato statunitense sono in realtà realizzati in Wisconsin, California e nello stato di New York: dal Parmesan al Romano senza latte di pecora, dall’Asiago al Gorgonzola fino al Fontiago, improbabile mix tra Asiago e Fontina.  Ma il problema riguarda tutte le categorie merceologiche: l’olio ‘Pompeian’ made in Usa, i salumi più prestigiosi, dalle imitazioni del Parma e del San Daniele alla mortadella Bologna o al salame Milano senza dimenticare i pomodori, come il San Marzano che viene prodotto in California e venduto in tutti gli Stati Uniti.

Ma è certamente il vino uno dei settori che ne risulterebbero più colpiti, come dimostra la cantina degli orrori inaugurata proprio da Coldiretti a Vinitaly. Luogo che vuole servire da denuncia sulle conseguenze che avrebbe questa politica restrittiva, dove sono stati esposti dal Bordolino argentino nella versione bianco e rosso con tanto di bandiera tricolore, al Kressecco. Presenti anche il Barbera bianco ed il Chianti fatto in California, il Marsala sudamericano e quello statunitense, che potrebbe andare a sostituire quello italiano colpito dai dazi di Trump. Un rischio concreto che riguarda anche il Prosecco, alla guida della classifica dei vini italiani più taroccati nel mondo. “A spingere la truffa, oramai diffusa a livello globale – denuncia Coldiretti – sono anche le opportunità di acquisto attraverso la rete, dove è possibile acquistare da aziende anglosassoni bevande simili al vino ottenute attraverso polveri contenute in wine-kit che promettono di ottenere le etichette più prestigiose: Chianti, Valpolicella, Frascati, Primitivo, Gewürztraminer, Barolo, Verdicchio, Lambrusco o Montepulciano“.

Le minacce di Trump arrivano in una situazione che per l’agroalimentare made in Italy è  resa già difficile – ricorda Coldiretti – dalla Brexit. “L’arrivo di dazi ed ostacoli doganali ed amministrativi potrebbe rendere più difficili le consegne dall’Italia e favorire ancora una volta le importazioni da Paesi extracomunitari. Senza un accordo sull’uscita della Gran Bretagna dalla Ue – avverte Coldiretti – si mette a rischio la stessa tutela giuridica dei prodotti a denominazione di origine che, senza una adeguata protezione europea, rischiano di subire la concorrenza sleale dei prodotti di imitazione. Basti pensare ai casi, smascherati in passato, della vendita di falso Prosecco alla spina o in lattina, fino ai wine kit“.


1 dati: analisi Coldiretti su dati Istat