Cronaca di una fine annunciata per la parabola di Salvini

Successo

Matteo Salvini è arrivato, di fatto, al capolinea politico e la sua parabola sembra ormai segnata da una crisi profonda che attraversa verticalmente tutto il Carroccio.

Le probabilità che possa tornare a guidare il Viminale sono bassissime, perché un simile movimento inasprirebbe inevitabilmente i rapporti con il Colle, creando tensioni insostenibili per l’intero esecutivo.

Appare altresì improbabile che possa raccogliere un largo consenso unitario, dentro e fuori dal partito

Certo, il segretario può anche conservare formalmente la carica di vicepremier, ma si tratta di una sopravvivenza politica a scadenza, che lo costringe a cercare affannosamente garanzie personali in vista della prossima legislatura, mentre la sedia comincia a tremare pericolosamente anche sotto i sedili dei suoi fedelissimi storici. In una forza politica che storicamente ha sempre vissuto di dinamiche popolari e tribali, a un certo punto rischiano di scattare le pulsioni giacobine: le ghigliottine sono pronte nei corridoi della Lega, visto che chi ha comandato in questi anni ha accumulato troppi nodi da sciogliere.

​Se invece dovesse concretizzarsi l’ipotesi di una scissione, Salvini dimostrerebbe la sua totale inconsistenza, segnando la fine definitiva di ogni prospettiva futura

Il vero dilemma strategico risiede nel fatto che l’eventuale distacco di una fazione rischierebbe di portarsi via pezzi importanti della classe dirigente e, soprattutto, i numeri al Senato, rappresentando un pericolo mortale per la stabilità del governo.

Come ha lucidamente osservato Giuliano Ferrara sul Foglio, riflettendo sulle uscite della buona classe dirigente del nord, quando sono gli amministratori locali e i governatori a preparare l’uscita di sicurezza al leader, significa che il tempo massimo è ampiamente scaduto

Le parole pronunciate da Massimiliano Romeo confermano la necessità di un radicale cambio di rotta per ritornare alle origini territoriali, lasciando intravedere un futuro in cui il Capitano in disarmo dovrà fare i conti con un partito pronto a voltargli le spalle.

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