Forza Italia continua a perdere pezzi. Quello che per vent’anni è stato, per consensi, il più importante partito italiano di centrodestra praticamente non esiste più. Berlusconi continua ad arrancare, rivolgendo un appello ai cosiddetti “moderati” per la creazione di una sorta di rifondazione liberale di centro, un contenitore denominato “Altra Italia”. L’operazione in Forza Italia è iniziata con una modifica dello Statuto, alla base della quale c’è la creazione di un “coordinamento di presidenza del partito” e la conferma dei pieni poteri al Cavaliere sull’indirizzo politico e la compilazione delle liste per le elezioni.
 
Gli esponenti chiamati a far parte di questo nuovo organo sono Annamaria Bernini, Mariastella Gelmini, Sestino Giacomoni, il vicepresidente del partito Antonio Tajani e la vicepresidente della Camera dei Deputati Mara Carfagna. Proprio quest’ultima però, poco dopo l’annuncio, parte all’attacco contro questa decisione: “apprendo dalla stampa di un superamento delle decisioni assunte dal presidente Silvio Berlusconi il 19/06 innanzi ai gruppi parlamentari di Forza Italia e dell’insediamento di un coordinamento di presidenza, del quale nessuno mi ha chiesto di far parte e di cui non intendo far parte. Credo che questo sia il modo migliore per uccidere Forza Italia e io non farò parte del comitato di liquidazione”. Dichiarazioni che sembrano un vero e proprio preambolo ad un’uscita dagli azzurri. 
 

Immediata anche la reazione di Giovanni Toti, categorico nel presentare dimissioni irrevocabili. Il Governatore della Liguria, contrariato anche dall’impossibilità di organizzare delle primarie aperte come avrebbe voluto, ha dichiarato: “mi pare che ci siano le condizioni per cui ognuno vada per conto suo, è Forza Italia che esce da se stessa. Buona fortuna a tutti”. 
 
Evidentemente i due non hanno preso bene questa sorta di rimpasto, probabilmente perché, soltanto il 19 giugno scorso, erano stati designati da Berlusconi come coordinatori proprio con il compito di riscrivere le regole del partito. Quest’ulteriore rottura non farà che alimentare la diaspora di esponenti di Forza Italia verso le altre formazioni di centrodestra, un processo in corso da mesi che ha visto centinaia tra Parlamentari, Sindaci, Consiglieri regionali e Comunali passare in Lega e Fratelli d’Italia.
 
Tante perdite con peraltro pochi e scarsi acquisti: a voler dare adesione a questo nuovo progetto berlusconiano sembrano essere soltanto micropartiti e qualche pluritrombato in cerca di poltrone. Una formazione del genere non potrà avere alcuna rilevanza in un momento politico in cui la stragrande maggioranza del popolo italiano chiede a chiare lettere sovranità, lotta dura all’immigrazione e maggior tutela dell’economia nazionale. Dopo aver appoggiato Monti e i Governi di centrosinistra, Berlusconi pare aver definitivamente perso la capacità di interpretare i bisogni degli italiani.