Chi delinque in Italia torni a casa propria: la proposta di Fratelli d’Italia
I continui casi nei quali immigrati regolari e non si rendono artefici di condotte gravi dal punto di vista penale, agita da tempo le forze politiche: fra ferme condanne, tra oscillazioni buoniste, tra toni radicali, il tema è obiettivamente centrale e sta diventando IL TEMA!
D’altra parte, per quanto nell’empireo dei Palazzi ci si possa dividere, quando si va a sentire l’elettorato, vi è un punto sul quale la maggioranza dei cittadini, di qualunque orientamento politico, appare da tempo concorde: chi arriva nel nostro Paese, beneficia delle libertà, delle opportunità e delle garanzie offerte dallo Stato italiano, ma poi sceglie deliberatamente di violarne le leggi commettendo reati gravi, non può pretendere di continuare a godere degli stessi diritti di chi rispetta le regole
E, quindi non può pretendere di rimanere nel paese.
È in questo contesto che si inserisce la proposta di legge presentata da Fratelli d’Italia, illustrata alla Camera dai dirigenti del partito e destinata ad aprire un confronto politico destinato a segnare i prossimi mesi. Il principio che ispira il provvedimento è semplice, comprensibile e difficilmente contestabile sul piano del buon senso: il cittadino extracomunitario condannato in via definitiva per delitti non colposi ad una pena superiore ad un anno deve scontare la pena nel proprio Paese di origine, senza che sia necessario il suo consenso.
Pare una banalità ma in una Nazione colonizzata ideologicamente dal buonismo progressista (e non solo), la proposta pare rivoluzionaria e si colloca nel solco delle politiche di contrasto all’immigrazione illegale e alla criminalità straniera perseguite dal Governo Meloni. Insomma: l’ospitalità non può trasformarsi in impunità
Per troppo tempo il sistema italiano ha prodotto una situazione paradossale. Da una parte lo Stato sostiene costi elevatissimi per il mantenimento dei detenuti stranieri nelle proprie carceri; dall’altra, una volta espiata la pena – ammesso che la espiino – molti di questi soggetti rimangono comunque sul territorio nazionale o risultano difficilmente rimpatriabili. In sostanza il contribuente italiano finisce per pagare due volte: prima per mantenere chi ha commesso il reato e poi per gestire tutte le conseguenze amministrative e sociali della permanenza sul territorio.
La proposta di Fratelli d’Italia interviene proprio su questa stortura. Chi ha scelto di infrangere il patto di convivenza civile che consente di vivere in Italia perde il privilegio di scontare la pena nel nostro Paese e viene trasferito nello Stato di cittadinanza, nel rispetto degli accordi internazionali e delle garanzie previste dal diritto europeo
Naturalmente nella prassi due saranno i punti nodali di una eventuale applicazione della novella legislativa (ammesso che vada in porto): come verrà applicata dai magistrati e quando si giungerà a sentenza definitiva, considerando i tempi della giustizia. Due temi tutt’altro che secondari. Ma intanto, finalmente, si inizia a restringere le maglie di un sistema che fino ad oggi è stato troppo lassista.
Il valore della proposta non è soltanto pratico ma anche simbolico. Essa riafferma il principio della responsabilità personale e quello della reciprocità.
Nessuno ha un diritto incondizionato a rimanere in Italia dopo aver commesso reati gravi
La permanenza sul territorio nazionale non può essere considerata una condizione irrevocabile indipendentemente dalla condotta tenuta.
Particolarmente significativa è anche la parte della proposta che amplia le ipotesi di revoca della cittadinanza nei confronti di soggetti che l’abbiano acquisita e che si rendano responsabili di gravi condotte criminali. Anche in questo caso si tratta di un tema che investe il significato stesso della cittadinanza. Essa non è un semplice titolo amministrativo ma rappresenta l’appartenenza ad una comunità nazionale fondata su diritti e doveri.
Chi tradisce in modo grave quel legame non può pretendere che lo Stato continui a considerarlo alla stregua di chi rispetta le regole della convivenza civile
La proposta arriva inoltre in una fase in cui il dibattito sulla cosiddetta “remigrazione” è sempre più presente in Europa. Il termine viene spesso utilizzato in modo polemico o caricaturale dai suoi oppositori, ma il tema sottostante è destinato a rimanere centrale: come gestire la presenza di soggetti stranieri che non si integrano, che rifiutano le regole dello Stato ospitante o che si rendono responsabili di attività criminali, alcune anche gravi, come terrorismo e associazione a delinquere di stampo mafioso.
La proposta di Fratelli d’Italia ridefinisce legislativamente il tema della remigrazione inquadrandolo in una proposta seria in armonia con i principi del nostro ordinamento
Non si parla infatti di espulsioni generalizzate o di provvedimenti indiscriminati, ma di una misura che riguarda soggetti condannati con sentenza definitiva per reati di una certa gravità. Tuttavia essa condivide con quel dibattito un principio fondamentale: la permanenza sul territorio nazionale non può essere considerata un diritto assoluto e incondizionato. La Remigrazione inizia ad essere non solo un concetto-slogan ma anche giuridicamente sostenibile.
Si tratta di una distinzione importante. Da un lato viene tutelata quella parte di immigrati regolari che lavorano, rispettano la legge e contribuiscono alla vita economica e sociale del Paese.
Dall’altro si afferma con chiarezza che chi sceglie la strada della criminalità non può pretendere di essere trattato come chi si comporta correttamente
Le prevedibili critiche della sinistra e delle organizzazioni immigrazioniste non devono sorprendere. Da anni una parte del mondo politico tende a considerare qualsiasi misura di espulsione o rimpatrio come una lesione dei diritti fondamentali. Eppure il primo diritto che uno Stato deve garantire è quello alla sicurezza dei propri cittadini. La tutela delle vittime, il rispetto delle regole e la credibilità della giustizia non possono essere sacrificati sull’altare di un universalismo astratto che spesso finisce per ignorare le esigenze concrete della popolazione.
Per questo motivo sarà fondamentale che il Parlamento non annacqui il contenuto della proposta durante l’iter legislativo
Troppo spesso in passato provvedimenti annunciati con determinazione sono stati successivamente svuotati da compromessi, eccezioni, deroghe e procedure talmente complesse da renderli di fatto inefficaci.
L’obiettivo deve invece essere quello di conservare l’impianto originario del testo, rafforzando semmai gli strumenti diplomatici necessari per la conclusione di accordi bilaterali con i Paesi di provenienza e per gestire situazioni nella quale l’accordo stesso ancora non esiste, garantendo procedure rapide per il trasferimento dei condannati.
È una questione di giustizia, di responsabilità e, soprattutto, di sovranità.
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