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Home L'Editoriale

C’è destra e destra: e gli ungheresi non hanno scelto la mia

di Alessandro Scipioni
15 Aprile 2026
In L'Editoriale
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C’è destra e destra: e gli ungheresi non hanno scelto la mia
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C’è destra e destra: e gli ungheresi non hanno scelto la mia

Non esiste un solo tipo di destra,Péter Magyar in Ungheria ne è la riprova lampante.

Lui rappresenta quella destra liberista e tecnocratica,che sul piano economico difende mercati aperti e libera concorrenza e sul piano politico si adegua ai dettami della governance sovranazionale

È una destra che parla di libertà, eppure vuole che le decisioni vere vengano prese da commissioni, agenzie e corti che non debbono rendere conto ad un corpo elettorale.

Ci troviamo davanti al paradosso di una destra radicalmente liberista ma politicamente illiberale. Perché il delegare la sovranità a entità astratte, trasforma la democrazia in una procedura formale svuotata di sostanza, privata di ogni sacralità e spogliata di qualsivoglia autorevolezza.

Poi esiste una destra nazional-popolare e sovranista

Quella che mette al primo posto la nazione e il suo popolo, la sua storia, la sua cultura, i suoi bisogni materiali, anteponendoli a qualunque agenda transnazionale. Non è una destra nostalgica o chiusa

Si tratta semplicemente semplicemente di una destra che guarda allo Stato nazione come all’unico strumento ancora efficace per difendere la libertà e l’indipendenza dei popoli dallo strapotere della burocrazia tecnocratica

La sovranità non è un mero capriccio ideologico.E’ l’unico argine reale contro la dittatura soft dei regolamenti, dei fondi condizionati e delle raccomandazioni.che non si possono rifiutare.

Chi si ostina a dire che in Ungheria ha comunque vinto un uomo di destra; rifiuta di ammettere che non ogni destra è la stessa destra

Chi ha come punto di riferimento del proprio sistema valoriale i mercati, chi è pronto ad anteporre le scelte comunitarie all’interesse del suo popolo, chi è pronto a sacrificare la storia dei popoli europei in favore di una narrazione unilaterale falsa ed innaturale, non è uguale a chi rifiuta tutte queste eresie.

La destra moderata e quieta lodata dalle banche europee promuovono, alla quale alla fine guardano anche Calenda e Renzi, ha vinto in Ungheria

Magyar è di destra, ma di quella destra che piace l’establishment del potere europeista. Di quella destra contro la quale non hanno paura di scontrarsi le sinistre riformiste. È la destra che fa la riverenza a Bruxelles, rinnega i principi sovranisti, marcia obbediente nei ranghi.

La vecchia sinistra dei diritti sociali è morta da tempo

Quello che ne resta è una sinistra di diritti civili, culturalmente egemone e economicamente liberista.
Perfetta erede del vecchio Partito Radicale.

Tra questa sinistra e la destra tecnocratica e liberal c’è molta più affinità di quanto si possa liberamente mostrare

Entrambe vedono nello Stato nazione un ostacolo, nel popolo sovrano un rischio da gestire, nella sovranità un concetto superato.

La nazione non è un mero incidente geografico, ma il soggetto politico primario, questo principio ha ispirato l’azione di governo di Viktor Orbán per l’Ungheria in questi sedici anni.

Orban ha difeso confini, identità, interessi concreti dei suoi cittadini anche a costo di scontrarsi con l’ortodossia di Bruxelles

Si può discutere su ogni sua singola scelta, ma resta il fatto che ha anteposto l’Ungheria ai diktat della commissione europea.

Magyar vincerà, normalizzerà e ricucirà con Bruxelles

Vediamo in che modo!
Speriamo non sottomettendo i bisogni del popolo ungherese ai capricci dei burocrati e dei mercati.

Esistono due modi di concepire la destra

Uno che si riconosce nell’élite transnazionale e nell’Europa dei burocrati.

Un altro che crede ancora che la politica debba servire prima di tutto a tutelare gli interessi del proprio popolo.

Il secondo continua a piacermi di più. Il primo, francamente, mi sembra una copia mal riuscita del progressismo internazionalista moderno.

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Tags: DESTRAIN EVIDENZANazionale popolareORBANUNGHERIA
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