All’Italia farebbe bene un presidente di destra ​

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All’Italia farebbe bene un presidente di destra

​C’è una narrazione stantia che continua a paralizzare il dibattito pubblico, un cortocircuito logico alimentato con pervicacia da quella sinistra che ha trasformato la Costituzione in un dogma da brandire come una clava, salvo poi svuotarla di sostanza quando le convenienze lo richiedono.

Oggi, tuttavia, la discussione sul ruolo del Quirinale sta entrando in una fase nuova, segnata da un necessario realismo istituzionale

Le recenti parole di Giorgia Meloni ,che ha ribadito la necessità di un dialogo istituzionale scevro da condizionamenti, ma anche il suo impegno per il premierato, indicano chiaramente che il tempo della sudditanza culturale è finito.

​Il vero nodo della nostra democrazia è la gestione del Quirinale. Per decenni, la sinistra ha preteso di trasformare la Presidenza della Repubblica in un’istituzione a trazione esclusiva, un feudo del pensiero unico

Ci hanno propinato la favoletta del “garante” super partes, ignorando la realtà storica: da Scalfaro a Napolitano, il Colle è stato percepito da milioni di elettori di centrodestra come una roccaforte ostile, un organismo capace di leggere le sensibilità del Paese attraverso lenti rigorosamente di parte.

La verità, che la sinistra oggi rifiuta di ammettere, è che quel monopolio trentennale ha agito troppo spesso come un freno a mano tirato contro ogni tentativo di cambiamento espresso dalle urne

​Il centrodestra, dal canto suo, ha peccato per troppo tempo di una mitezza scambiata per debolezza, cristallizzando un assetto di potere che ha mortificato l’alternanza. Ma oggi lo scenario è mutato.

La determinazione di Giorgia Meloni nel perseguire riforme costituzionali profonde ,come il premierato , dimostra che la maggioranza non intende più limitarsi ad amministrare l’esistente, ma vuole restituire sovranità al popolo

Il Presidente della Repubblica deve tornare a essere una figura che rispetta il mandato elettorale, non una contro-parte politica che corregge le scelte degli italiani.

​Non servono ammiccamenti tattici o alleanze di palazzo che annacquano la volontà popolare

La sfida è chiara: se la democrazia vive di alternanza, è ora che questa investa anche il vertice dello Stato.

Gli italiani non hanno votato per vedere i propri rappresentanti inchinarsi a logiche di palazzo, ma per un cambiamento radicale che investa ogni ganglio del sistema

​Se alla prossima occasione il centrodestra dovesse fallire nell’obiettivo di esprimere una figura di rottura, che rappresenti la sua area culturale e politica, non sarebbe solo un inciampo parlamentare, ma un fallimento storico.

Il tempo della garanzia a senso unico deve finire; il Quirinale deve smettere di essere un fortino e tornare a essere il luogo dove la volontà degli italiani viene rispettata, non temperata da un’ideologia che, con la democrazia, ha sempre avuto un rapporto tormentato.

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