Addio a Carla Fracci: la danzatrice stanca

carla fracci

Addio a Carla Fracci – Oggi scompare un simbolo della danza italiana. Un simbolo dell’Italia che ne incarnava la grazia e l’eleganza. Carla Fracci, pseudonimo di Carolina, simboleggiava anche un’importante storia di riscatto sociale, essendosi elevata da umili origini proprio grazie all’arte della danza.

A breve avrebbe compiuto 85 anni, era nata infatti nell’agosto 1936 a Milano, la stessa città dove oggi si è spenta dopo una lunga malattia. Sin da bambina sviluppò la passione per la danza, mettendo in evidenza il proprio talento. Allieva della grande artista sovietica Vera Volkova, fece sognare i romantici di tutto il mondo impersonando nelle sue rappresentazioni personaggi come Francesca da Rimini, Giselle, Giulietta, Swanilda.

Ha diretto, nel corso della sua celebre carriera, il corpo di ballo dell’Arena di Verona e del teatro dell’Opera di Roma ed è stata nominata membro dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Conosciuta anche come convinta ambientalista, è stata decorata con l’ordine al merito della Repubblica Italiana e nominata ambasciatrice di buona volontà alla FAO, ed ambasciatrice di Expo Milano.

Moglie del regista teatrale Beppe Menegatti, dal quale ebbe l’unico figlio Francesco, anch’egli regista teatrale. Artista eclettica partecipò a serie televisive. Collaborò, solo per un album, anche con Elio e le Storie Tese, e pubblicò un autobiografia. Sì impegno anche in politica andando a ricoprire la carica di Assessore alla Cultura della Provincia di Firenze.

Il New York Times arrivò a definirla la prima ballerina assoluta, Eugenio Montale scrisse per lei la poesia la danzatrice stanca:

“Poi potrai
rimettere le ali non più nubecola
celeste ma terrestre e non è detto
che il cielo se ne accorga. basta che uno
stupisca che il tuo fiore si rincarna
si meraviglia. non è di tutti i giorni
in questi nivei défilés di morte”.

In questo momento non sembrano esistere parole più adatte.

 

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