LGBTQ+ E SCOUT
“Con l’aiuto di Dio prometto sul mio onore di fare del mio meglio:
Per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese; • Per aiutare gli altri in ogni circostanza; • Per osservare la Legge scout.”
Mentre pronunciavamo questa solenne promessa, le nostre mani di adolescenti si disponevano nel segno scout: tre dita alzate a richiamare Dio, Patria e Famiglia; il mignolo piegato e protetto dal pollice a ricordare che il più forte difende il più piccolo.
Nella mia vita di ragazza cresciuta in una piccola città di provincia, all’interno di una famiglia severa, lo scoutismo rappresentava la libertà, il confronto sereno con i coetanei, con le caporiparto e con il nostro caro sacerdote.
Immersi nella natura, durante le uscite, i campi estivi e le route, senza inutili sovrastrutture ideologiche, i valori cristiani diventavano vita quotidiana: la sveglia all’alba, l’alzabandiera, i servizi svolti a turno, la Santa Messa, i giochi, i canti e le serate attorno al fuoco. Erano esperienze che insegnavano responsabilità, solidarietà, competenza e rispetto
In quel contesto, le categorie di giudizio non erano e non potevano essere la sessualità e le sue molteplici declinazioni, bensì la persona nella sua interezza. Il sesso, biologico o percepito che fosse, rappresentava soltanto una delle tante dimensioni dell’essere umano.
Le cose importanti erano altre: tendere bene i tiranti della tenda prima di un temporale, accendere un fuoco, orientarsi, prestare soccorso, costruire una zia Carolina, imparare i nodi e, soprattutto, non lasciare mai nessuno indietro.
Per questo non posso nascondere il mio profondo sconcerto nel leggere che l’AGESCI, nella cui sigla la “C” sta per “Cattolica”, abbia ritenuto necessario elaborare un documento intitolato “Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo”, presentandolo come strumento privilegiato per sostenere la credibilità educativa dell’accoglienza.
Quando si parla di percorsi educativi finalizzati al superamento di atteggiamenti discriminatori nei confronti di persone omoaffettive o transgender, e quando si richiama a sostegno di tale impostazione il magistero recente e alcuni documenti ecclesiali, ho l’impressione che si sia progressivamente smarrito il nucleo fondamentale dell’esperienza scout
Se infatti vi è davvero la necessità di vigilare contro bullismo, esclusioni e derisioni, ciò significa che qualcosa nel percorso educativo non ha funzionato come avrebbe dovuto. Lo scoutismo autentico, quello che ho conosciuto e vissuto, insegnava il rispetto della persona indipendentemente dalle sue condizioni, dalle sue fragilità e dalle sue caratteristiche individuali.
La credibilità educativa di un’associazione non si rafforza, a mio avviso, moltiplicando documenti dedicati alle identità sessuali, ma formando giovani capaci di riconoscere nell’altro una persona prima ancora che un’etichetta.
Ritengo che si stia sostituendo la tradizionale concezione della carità cristiana con un approccio che considero eccessivamente accomodante, nel quale il discernimento rischia di lasciare il posto a una concezione dell’accoglienza priva di riferimenti chiari e condivisi
Oggi i giovani hanno bisogno di punti di riferimento, di adulti credibili, di esempi coerenti e di certezze educative. Per questo considero profondamente sbagliata la scelta di concentrare l’attenzione su temi identitari che, a mio giudizio, non rappresentano la priorità educativa dello scoutismo.
Ritengo inoltre che tale impostazione rischi di deludere le aspettative di molti scout, educatori e famiglie che hanno sempre riconosciuto nel movimento un’esperienza fondata su una precisa visione antropologica e cristiana.
Chi sentiva davvero il bisogno di questo documento?
Non i lupetti e le coccinelle, già sottoposti a continui messaggi culturali sulla sessualità. Non gli scout e le guide adolescenti, che attraversano una fase delicata della crescita e hanno soprattutto bisogno di essere accompagnati con equilibrio e discrezione. Non i rover e le scolte, che desiderano essere riconosciuti come persone e non definiti esclusivamente attraverso categorie identitarie.
Ho piuttosto l’impressione che una parte dell’attuale dirigenza associativa abbia avvertito l’esigenza di allinearsi a orientamenti culturali oggi particolarmente influenti nel dibattito pubblico, con il rischio di allontanarsi progressivamente dalle radici educative e spirituali dello scoutismo cattolico
Il rischio è quello di una progressiva perdita di identità, nella quale il desiderio di apparire al passo con i tempi finisca per prevalere sulla fedeltà alla propria storia e alla propria missione educativa.
E che dire di Avvenire, che ha accolto e valorizzato questa impostazione? Anche il quotidiano sembra aver scelto di sostenere una visione culturale ed ecclesiale che considera queste tematiche centrali e prioritarie.
Una scelta legittima, certamente, ma che molti cattolici faticano a riconoscere come coerente con la tradizione che per secoli ha guidato la Chiesa
Prof.ssa Margherita Meloni
Comitato “Pro-life Insieme”
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