LORENA ISCERI SI POTEVA SALVARE?
L’orrore non ha sfumature. Ha solo il peso sordo, insopportabile della vita spezzata.
Sospeso sopra il vuoto di uno dei viadotti di Barberino del Mugello, si è consumato l’ennesimo femminicidio.
Un luogo simbolo del passaggio, del lavoro, della vita che scorre ogni giorno, trasformato di colpo nel teatro dell’ennesima e straziante tragedia
Lorena Isceri è la vittima incolpevole di un drammatico femminicidio che lascia la nostra comunità stravolta e ferita di fronte a tanta ferocia.
Ma di fronte a un fatto di tale spaventosa efferatezza, la reazione di chi rappresenta le istituzioni non può, non deve e non ha il diritto di limitarsi al solo pianto.
Non servono più le frasi di circostanza, non servono i cordogli di facciata, non servono i minuti di silenzio ipocriti se poi tutto resta immutato.
Bisogna avere il coraggio politico, morale e umano di chiamare le cose con il loro nome, spazzando via ogni ridicola e colpevole giustificazione
L’ipotesi di classificare gesti di tale inaudita gravità come semplici “raptus” momentanei o manifestazioni di un’improvvisa “pazzia” è una menzogna insostenibile.
È un alibi narrativo tossico, che rischia di travisare e cancellare la reale, profonda e sistematica natura della violenza contro le donne nel nostro Paese.
Non c’è follia improvvisa dove c’è la fredda e lucida determinazione nell’annientare la vita altrui.
La dinamica di questa tragedia parla chiaro, urla la sua verità senza lasciare spazio a interpretazioni assolutorie.
Siamo di fronte a fatti caratterizzati da premeditazione, da un sequestro di persona e da una perversa e cieca volontà di dominio.
Tutto questo dimostra ancora una volta come la violenza di genere non sia un tragico incidente del destino o una disgrazia imprevedibile
Essa affonda le sue radici nella cultura del possesso e nell’incapacità patriarcale di accettare la fine di una relazione.
È il rifiuto di considerare la donna come un essere umano libero di scegliere, di dire di no, di interrompere un percorso insieme.
Ma ciò che rende questo ennesimo dramma ancora più atroce per le coscienze è la sensazione spaventosa di impotenza
Ciò che fa salire la rabbia è la consapevolezza di una richiesta d’aiuto rimasta tragicamente inascoltata nei fatti.
Il fatto che la vittima sia riuscita a chiedere aiuto, a lanciare un disperato e lucido allarme prima del massacro, senza che questo si sia rivelato sufficiente a salvarle la vita, ci devasta.
Questa verità lascia un senso di profonda amarezza, e pone interrogativi indilazionabili
Come è possibile che nel 2026, con le tecnologie di cui disponiamo, una telefonata di soccorso non riesca a fermare in tempo la mano di un carnefice?
Come è possibile che una donna che trova la forza e la prontezza di chiamare mentre viene aggredita non arrivi al fine della salvezza?
Questa tragedia impone alle istituzioni, alle forze dell’ordine e all’intera società civile una riflessione drastica sui tempi reali di intervento.
Mette a nudo la necessità imperativa di verificare l’efficacia dei meccanismi di localizzazione d’emergenza delle chiamate al 112
Pone il tema del potenziamento immediato dei sistemi di prevenzione, intercettazione e tutela delle donne minacciate e in pericolo di vita.
Non possiamo rassegnarci all’abitudine, né tollerare che il bollettino di guerra delle vittime continui ad aggiornarsi nel silenzio.
Non possiamo accettare che la contabilità della morte diventi la normale colonna sonora delle nostre settimane
Occorre rafforzare concretamente, con risorse vere e non con le parole, la rete di protezione e di accoglienza per le vittime di violenza.
Bisogna potenziare in modo drastico gli strumenti tecnologici e operativi di risposta immediata e geolocalizzata alle chiamate di soccorso.
Ma al tempo stesso serve intensificare con ferocia un immenso lavoro culturale, educativo e formativo fin dalle scuole primarie
Bisogna sradicare la logica della sopraffazione, insegnare il rispetto dell’altro e abbattere la cultura del dominio.
Nel stringerci con tutto il nostro affetto al dolore devastante dei cari di Lorena Isceri, rinnoviamo con forza un appello non più rinviabile.
La violenza sulle donne non è una questione da risolvere tra le mura di casa, né un raptus di ordinaria follia
È una drammatica, sanguinosa ed enorme emergenza sociale e civile che richiede l’impegno prioritario, concreto e senza sconti di tutte le istituzioni.
Nessuno può voltarsi dall’altra parte
Nessuno può dire che non ci riguarda. Per Lorena, e per tutte le altre, deve essere pretesa la giustizia e fornite risposte immediate.
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