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Home Firenze

​FIRENZE FERMA AL PALO ​

di Silvia Castellani
4 Giugno 2026
In Firenze
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Firenze: una città da “fondare”
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​FIRENZE FERMA AL PALO

​Se c’è una cosa che i cittadini toscani hanno imparato a digerire a colpi di Maalox, è che nella nostra regione le infrastrutture non si misurano in metri di cemento, ma in anni di dibattiti. Firenze, da questo punto di vista, è diventata un laboratorio a cielo aperto di ciò che accade quando l’ideologia politica sposa la burocrazia più asfissiante.

I due simboli di questa paralisi?

L’eterna telenovela dell’aeroporto di Peretola e l’odissea dei cantieri della tramvia.

​Due facce della stessa medaglia. Una città che vorrebbe (e dovrebbe) volare, ma che si ritrova imbottigliata nel traffico dei viali di circonvallazione.

Partiamo dallo scalo fiorentino Amerigo Vespucci

La storia della nuova pista di Peretola , quella quasi parallela all’autostrada, che dovrebbe finalmente permettere ai voli intercontinentali di atterrare in sicurezza e senza far tremare i tetti di Quaracchi e Brozzi, sembra scritta direttamente da Kafka.

​Da un lato abbiamo il tessuto economico, gli industriali, il turismo di qualità e una fetta del Pd (quella “giani-renziana”, per intendersi) che spingono per lo sviluppo dello scalo, considerato vitale per non far perdere competitività alla Toscana rispetto a Bologna e Pisa

Dall’altro, un asse politico-giudiziario granitico. I sindaci della Piana, Sesto Fiorentino in testa, i comitati del “No a tutto” e l’ala più radicale della sinistra che, a colpi di ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, sono riusciti a bloccare ogni masterplan.

​Il risultato politico è un corto circuito imbarazzante. Si parla di transizione ecologica, ma si costringono migliaia di toscani a prendere l’auto per andare a volare da Bologna

Si parla di sinergia regionale, ma la convivenza forzata tra l’aeroporto di Pisa e quello di Firenze dentro Toscana Aeroporti somiglia sempre più a un matrimonio d’interesse dove i coniugi si tirano i piatti la sera.

Se per volare serve un miracolo, per muoversi in superficie serve una buona dose di pazienza.

La tramvia a Firenze è il totem intoccabile del centrosinistra, la cura presentata come la panacea di tutti i mali urbani

​Nessuno nega l’utilità di un mezzo pubblico efficiente, ma è il come che sta sollevando più di un dubbio tra i residenti e i commercianti. I cantieri infiniti hanno trasformato Firenze in una gimkana di transenne.

​La critica che sale dai quartieri non è tanto sul mezzo in sé, quanto sulla gestione politica della mobilità.

​Il commercio e’ in ginocchio.

Le botteghe storiche e i negozi di vicinato, già provati dagli anni della pandemia e dall’inflazione, vedono i propri fatturati crollare a causa di cantieri che durano mesi, se non anni, più del previsto

​Con la scusa della tramvia, il centro storico viene progressivamente isolato dal resto della città per chi si muove con mezzi propri, accelerando il processo di trasformazione di Firenze in un parco giochi per turisti mordi e fuggi, espellendo i residenti veri.

​Questo immobilismo infrastrutturale fotografa perfettamente lo stato di salute della politica toscana. Il centrosinistra regionale si trova stretto in una morsa. Da una parte deve assecondare l’anima industrialista e pragmatica che chiede l’aeroporto e lo sblocco dei cantieri (alta velocità inclusa); dall’altra non può permettersi di perdere il voto dei comitati e della sinistra ambientalista, storicamente contraria alle grandi opere.
​In questo spazio d’ombra si infilano le opposizioni.

Il centrodestra, specialmente nelle sue espressioni civiche e moderate, soffia sul fuoco del malcontento dei commercianti e dei pendolari, promettendo una gestione più manageriale e meno ideologica della città.

​La morale della favola è che mentre Firenze discute su quanti centimetri debba essere lunga una pista o su quale piazza debba essere sventrata dai binari, il resto d’Europa viaggia a un’altra velocità

​Le infrastrutture non sono capricci per fare un favore a qualche costruttore, ma le vene e le arterie di un corpo economico che ha bisogno di ossigeno.

Continuare a governare a colpi di rinvii e mediazioni al ribasso per non dispiacere a nessuna corrente di partito significa solo una cosa, condannare Firenze, e con essa la Toscana, a rimanere ferma al semaforo

Con le quattro frecce accese.

Tags: FIRENZEFUNAROImmobilismoPRIMO PIANOVIABILITA
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