Un cantar vittoria per un’eterogenesi dei fini.
Il Sindaco di Firenze Sara Funaro canta vittoria perché il TAR della Toscana ha respinto una serie di ricorsi contro i provvedimenti amministrativi tendenti a limitare il numero e l’esercizio delle attività di “affitti brevi”.
Lo fa vantandosi sia di aver contribuito ad attuare le disposizioni della Costituzione art.42 c.2 che prevede per la proprietà privata “limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale”, sia esaltandosi per aver contribuito, a suo dire, a limitare il fenomeno dell’overtourism, sia proponendosi di estendere la validità di quei provvedimenti ad altre zone della città e quindi ad altre proprietà
Ci sono delle cattive notizie.
Non si vede, al di là delle pronunce della giustizia amministrativa di primo grado, come porre quei limiti all’utilizzo legittimo della proprietà possa assicurarne la funzione sociale, visto che, come riconosciuto da molti, nessuno di quei locali andrà ad alimentare il mercato degli affitti di lunga durata, se non per categorie che non rischiano di comprometterne il possesso; si dice infatti che quegli appartamenti sottratti al turismo andranno a soddisfare la sempre crescente e in larga parte insoddisfatta domanda di residenze per studenti stranieri alto spendenti, alla faccia della funzione sociale.
Evidentemente, la paventata estensione ad altre zone della città non può che rafforzare questo riorientamento, sempre che sia consentito dalla giustizia amministrativa, che ha anch’essa più gradi di giudizio
Come la rodomontesca caccia alle scatolette delle chiavi, questi provvedimenti, invece che essere orientati alla soluzione di problemi e ad attenuare gli indubbi disagi che la popolazione residente subisce a causa dell’alto numero di presenze turistiche, sono in realtà in primo luogo delle azioni di propaganda che solleticano i residenti in lotta con il baccano, la sporcizia e l’invadenza dei turisti, lisciando le loro aspettative in attesa di dar loro risposta; e in secondo luogo sono concretamente un supporto alle strutture ricettive tradizionali, con le quali non da oggi le forze politiche tutte (ma specie quelle che da molti anni governano Firenze) hanno necessariamente rapporti privilegiati, e verso le quali giocoforza dovranno rivolgersi gli affittuari “brevi”, quelli con minore potere di spesa, con incremento dei costi e di saturazione dei posti, sempre alla faccia della funzione sociale.
Senza contare che il numero dei turisti non diminuirà certo con questi provvedimenti, al massimo si ridurrà il numero delle presenze dato l’aumento dei costi, un classico esempio di eterogenesi dei fini
Che si tratti di operazioni politiche, di facciata, che lasciano il mercato degli affitti residenziali e quello degli affitti turistici pressoché invariati è dimostrato dal fatto che si tratta di interventi che agiscono, quando va bene, sui sintomi e non sulle cause. Un po’ come quando abbassiamo la temperatura corporea ma evitiamo di curare l’infezione. Il fatto è che per curare un’infezione è necessario conoscerne l’eziologia, non basta medicare la ferita.
Quali sono i fattori che vanno tenuti in considerazione per cercare di capire le cause e quindi adottare misure non superficiali?
C’è un’altra cattiva notizia. Mentre è possibile determinare quali siano le cause, nessuno, in nessuna parte del mondo (tranne forse in Corea del Nord) è riuscito a governare il fenomeno: citofonare Venezia.
Intanto, per Firenze, sarà comunque meglio cominciare a capire le cause: chissà che domani non si smetta con rimedi che peggiorano la situazione invece di contenerla
Firenze è una piccola città, con un patrimonio artistico spropositato rispetto a qualsiasi altro posto al mondo, specie se teniamo conto che è quasi totalmente concentrato in quella che qui si chiama cerchia dei viali e forse addirittura nel quadrilatero romano, quello insomma che ancora ci si ostina a chiamare con l’Unesco patrimonio dell’umanità (c’è anche un apposito ufficio, non molto presenzialista, diciamo).
Le attività di impresa turistico ricettiva sono caratterizzate da un relativamente scarso capitale investito, da un altissimo rendimento di tale capitale, da un sistema finanziario ben disposto a sostenere investimenti che hanno cicli di ritorno molto rapidi, da una domanda crescente, che consente di elevare il livello dei prezzi quasi senza limite, dallo spiazzamento di altre forme di investimento che appunto non possono garantire né questi rendimenti, né i tempi brevi di rientro dei capitali investiti
Queste attività sono anche caratterizzate da un’alta intensità di lavoro, ovvero da un rapporto molto alto tra numero di lavoratori addetti e misura del capitale investito, sia finanziario sia immobiliare, sia di attrezzature. E, come è noto, un’alta intensità di lavoro va di pari passo con una bassa produttività per ora lavorata e, conseguentemente, con basse retribuzioni, forse le più basse tra i comparti produttivi.
Se queste sono le caratteristiche strutturali, è comprensibile che il settore si autoalimenti, cresca, dilaghi addirittura, in ogni angolo disponibile
Ed è altrettanto comprensibile che determini un effetto di spiazzamento rispetto alle altre attività. Spiazza la residenza di lunga durata come gli investimenti in attività manifatturiere o di servizi alle imprese perché i rendimenti degli investimenti sono più alti, la domanda crescente, anche a causa della progressiva diminuzione del costo e dei tempi dei trasporti, sia aerei sia ferroviari.
Rispetto alla residenza, in questi ultimi anni si è riproposto in misura molto superiore lo stesso fenomeno già accaduto negli anni settanta con gli studenti universitari fuori sede che andarono a occupare in misura massiccia abitazioni nel centro storico, con la progressiva sostituzione dei vecchi residenti e la trasformazione del tessuto tradizionale del centro cittadino, sia commerciale, sia artigianale
Anche in quel caso a determinare i cambiamenti avversi alla residenza tradizionale furono misure dirigistiche che ingessando il mercato portarono l’investimento immobiliare, la famigerata rendita, a fuggire da contratti che non remuneravano il capitale né garantivano il possesso dei beni legittimamente di proprietà.
Se questo è il quadro, una sufficiente eziologia del fenomeno, quali possono essere i rimedi?
Chi scrive non ne vede, a meno di non precipitare in un regime comunistico che annulli il mercato e le regole economiche liberali. Non è un caso che il solo fenomeno in grado di contenere il turismo sia stata una pandemia. Non sembra sia il caso di augurare niente della medesima portata.
A meno che gli investimenti pubblici, dello Stato e delle istituzioni locali non si riorientino verso il sostegno alle attività produttive ad alta intensità di capitale e ad alto valore aggiunto, verso i servizi che dovrebbero esservi connessi, verso la ricerca avanzata, verso la creazione di distretti di innovazione scientifica, di processo, di prodotto, come forse un perspicuo impiego delle nuove disponibilità IA potrebbe consentire
Magari al posto dei sussidi, delle piccole IRI regionali, dei redditi di cittadinanza, delle camurrie delle miriadi di elargizioni a pioggia, mascherate da spesa sociale. Insomma combattere lo spiazzamento cercando di creare reddito e occupazione in misura maggiore in altri settori rispetto al turismo.
Si preferisce ingigantire il deficit sanitario per sussidiare l’elettorato, invece di sostenere gli investimenti, quelli veri, quelli che generano reddito, occupazione, sviluppo
E anche la realizzazione delle opere pubbliche viene pensata più come compenso elettorali e affermazione ideologica che come volano di sviluppo.
Leggi anche:

