Almirante e Israele: la lunga svolta di un leader della destra italiana
La figura di Giorgio Almirante”, leader del Movimento Sociale Italiano continua ancora oggi a dividere profondamente il dibattito pubblico italiano.
Sul fondatore e storico segretario del Movimento Sociale Italiano pesano inevitabilmente il passato nella Repubblica Sociale, la collaborazione con “La Difesa della Razza” e il coinvolgimento nella propaganda del fascismo repubblicano
Eppure, nella lunga parabola politica di Almirante, esiste un elemento spesso trascurato o semplificato: il radicale mutamento di posizione nei confronti degli ebrei e dello Stato d’Israele.
Tra gli anni Cinquanta e Settanta, infatti, il leader missino compì una trasformazione politica e culturale che lo portò ad abbandonare ogni residuo di antisemitismo e a collocarsi progressivamente su posizioni apertamente filo-israeliane.
Una svolta che maturò dentro il quadro della Guerra fredda, ma che assunse un carattere netto soprattutto dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967
Per comprendere la portata di questo cambiamento bisogna partire dal dopoguerra. Almirante proveniva direttamente dall’esperienza della Repubblica Sociale Italiana. Durante il fascismo aveva collaborato alla rivista “La Difesa della Razza”, uno degli strumenti principali della propaganda razziale del regime. In quegli anni il suo linguaggio fu apertamente antisemita e allineato alla politica delle leggi razziali del 1938.
Dopo il 1945, tuttavia, il contesto internazionale mutò completamente
La rivelazione dell’orrore della Shoah, la nascita dello Stato d’Israele nel 1948 e soprattutto la divisione del mondo nei due blocchi della Guerra fredda imposero anche alla destra neofascista italiana una revisione delle proprie categorie ideologiche.
Il Movimento Sociale Italiano, pur conservando una forte componente nostalgica, iniziò progressivamente a collocarsi nel campo occidentale e atlantico.
La priorità politica divenne l’anticomunismo. In questo nuovo scenario Israele non veniva più visto come il simbolo del “complotto giudaico” della propaganda fascista, ma come un presidio occidentale e anti-sovietico in Medio Oriente.
Già negli anni Cinquanta, sotto la segreteria di Arturo Michelini, il MSI cominciò a sviluppare una sensibilità filoisraeliana
Alcuni esponenti missini guardarono con interesse al modello militare e comunitario israeliano, interpretandolo come esempio di patriottismo nazionale, spirito di sacrificio e mobilitazione permanente.
Fu però il 1967 l’anno decisivo
La Guerra dei Sei Giorni rappresentò uno spartiacque non soltanto per il Medio Oriente, ma anche per la cultura politica della destra italiana. In pochi giorni Israele sconfisse gli eserciti di Egitto, Siria e Giordania, conquistando il Sinai, Gaza, la Cisgiordania e Gerusalemme Est.
Nel mondo occidentale l’opinione pubblica rimase colpita dalla rapidità della vittoria israeliana e dall’immagine di un piccolo Stato circondato da nemici molto più numerosi.
Il MSI si schierò apertamente con Israele. In Parlamento e sulle colonne del “Secolo d’Italia”, il conflitto venne letto soprattutto attraverso la lente della Guerra fredda: Israele appariva come una democrazia occidentale minacciata da regimi arabi sostenuti dall’Unione Sovietica
Il nazionalismo israeliano, l’efficienza militare delle Forze di difesa israeliane e la capacità di mobilitare l’intera società suscitarono ammirazione in ampi settori della destra missina.
Almirante comprese che quella battaglia aveva anche un valore simbolico per il suo partito. Sostenere Israele significava prendere definitivamente le distanze dall’antisemitismo tradizionale del fascismo europeo e tentare di accreditare il MSI come forza politica inserita nel campo occidentale.
Non si trattò di opportunismo tattico. In più occasioni Almirante intervenne pubblicamente per prendere le distanze dal proprio passato razzista
Nel 1967, durante una “Tribuna politica”, riconobbe esplicitamente gli errori dell’antisemitismo fascista e dichiarò superate quelle posizioni. Le sue parole suscitarono polemiche persino dentro l’ambiente della destra radicale, dove sopravvivevano nuclei nostalgici legati alle teorie razziali.
La rottura con quell’eredità divenne ancora più evidente negli anni successivi. Durante gli anni Settanta il MSI assunse stabilmente una linea filo-israeliana, in controtendenza rispetto a una parte consistente della sinistra italiana ed europea, sempre più vicina alla causa palestinese.
Nella destra missina Israele veniva descritto come una nazione combattente, fondata sull’identità nazionale, sulla disciplina militare e sulla coesione sociale. Vi era quasi una fascinazione per il modello dello “Stato in armi”, capace di trasformare una comunità dispersa e perseguitata in una potenza militare efficiente
Non mancavano anche elementi culturali più profondi. Una parte del MSI vedeva nel sionismo un movimento nazionale rivoluzionario che aveva saputo ricostruire una patria, una lingua e un’identità collettiva. In alcuni ambienti della destra italiana si guardava con interesse persino all’esperienza dei kibbutz, interpretati come comunità organiche fondate sul lavoro, sul sacrificio e sul senso di appartenenza.
La guerra del Kippur del 1973 consolidò ulteriormente questa impostazione
Mentre gran parte della sinistra occidentale accentuava il sostegno ai movimenti palestinesi e ai paesi arabi, il MSI difendeva apertamente il diritto di Israele alla sicurezza e all’esistenza.
Naturalmente sarebbe sbagliato descrivere il percorso di Almirante come lineare o privo di contraddizioni. Il suo passato rimase sempre un elemento controverso e mai completamente cancellabile.
Le polemiche sui suoi scritti razzisti e sul ruolo svolto nella Repubblica Sociale continuarono ad accompagnarlo fino alla morte
Tuttavia, sul piano politico, il mutamento fu reale. Negli anni Sessanta e Settanta Almirante contribuì a trasformare il MSI da partito ancora segnato dall’eredità del fascismo razziale a formazione della destra occidentale e anticomunista, nella quale il sostegno a Israele diventò un tratto identitario.
Questa evoluzione avrebbe avuto conseguenze importanti anche per la destra italiana successiva. Il rapporto privilegiato con Israele fu ereditato da Alleanza Nazionale e successivamente da una parte significativa del centrodestra italiano
Ma il punto di inizio di questa trasformazione la si deve ad Almirante che traghettò l’MSI verso una visione nuova di Israele, non più bersaglio dell’antico antisemitismo fascista ma simbolo di una nazione occidentale, patriottica e anticomunista da sostenere e difendere.
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