Donald Trump non può perdere la sfida lanciata agli Ayatollah.
La soluzione della crisi di Hormuz e’ lontana.
Nelle ultime ore nessuna nave commerciale ha attraversato lo stretto di Hormuz.
La “linea rossa” di Teheran è di resistere, nell’assoluta certezza che gli americani non reggeranno un confitto per un periodo così lungo.
Il mondo occidentale non ce la farà a sostenere le proprie economie pagando a dismisura il prezzo della materia prima energetica schizzato alle stelle con la chiusura di Hormuz
Quindi, proverà a esercitare la massima pressione su Washington perché termini l’offensiva e si ritiri dal Golfo.
Se si considera la presenza dell’altro attore in campo, che è Israele e le cui azioni anti-iraniane sono state fortemente condizionate dalla gestione della crisi da parte di Donald Trump in persona, l’immagine chiara che emerge è quella di uno stallo.
Che non potrà protrarsi all’infinito
Molti vorrebbero un regime change che metta fine alla teocrazia iraniana.
La Casa Bianca non punta a questo, giustamente, aggiungo io.
La guerra sul campo ha dimostrato che i soli raid aerei e missilistici, per quanto devastanti, non riescono a piegare un Paese dalla estensione geografica e demografica dell’Iran.
Occorrerebbe un invasione da terra, con un impiego di forze e mezzi di straordinarie proporzioni.
Il Presidente Trump una simile iniziativa non può permettersela.
Gli Stati Uniti non possono e non devono impantanarsi in Iran come lo hanno fatto in Iraq e Afghanistan.
Ciò che accade dentro l’Iran e’ un problema degli iraniani non degli Stati Uniti.
E soprattutto, il Congresso degli Stati Uniti non gli darebbe il via libera per una guerra in grande stile all’Iran dalle conseguenze imprevedibili e senza l’apporto dei tradizionali alleati europei
Quindi, questa e’ un ipotesi da psicopatici da non prendere neanche in considerazione.
Ma il Presidente Trump ha bisogno di chiudere la partita iraniana con un successo e in breve tempo.
Ma, per il momento, non si intravede nessuna luce in fondo al tunnel
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