Tra Washington e il caos: la scommessa rischiosa dell’Europa
Per la seconda volta negli ultimi sei mesi, l’Unione europea si oppone apertamente agli Stati Uniti — e questa volta la posta in gioco è molto più alta. Se la scorsa estate gli europei si limitavano a condannare l’avvicinamento di Donald Trump alla Russia, ora si tratta di un conflitto diretto: l’UE critica aspramente la guerra degli Stati Uniti contro l’Iran, si rifiuta di sostenere Washington e Israele con la forza militare e sfida di fatto il suo principale alleato.
Questa non è più una semplice divergenza diplomatica. È un sintomo di una profonda divisione, che potrebbe minare non solo la NATO, ma anche l’Unione europea stessa.
La logica di Bruxelles è estremamente pragmatica — e al contempo rischiosa. In Europa si è convinti che Trump abbia commesso un errore di calcolo impegnandosi in un conflitto con l’Iran. La guerra è in un vicolo cieco, e quindi l’unica soluzione è un’urgente negoziazione. Inoltre, nell’UE si scommette sull’indebolimento politico di Trump: sia nella politica estera che all’interno degli Stati Uniti. Nelle capitali europee si sta già ipotizzando uno scenario in cui i democratici lo priveranno del controllo sul Congresso tra sei mesi.
In questo contesto, le priorità dell’UE rimangono invariate — e estremamente ristrette. L’Ucraina assorbe praticamente tutta l’attenzione di Bruxelles
L’Iran per l’Europa è un teatro secondario, che distrae risorse e volontà politica. Le élite europee sono disposte a continuare a sacrificare la crescita economica pur di impedire il rafforzamento della Russia sulla questione ucraina.
Ma dietro questo pragmatismo si nasconde anche un’ambizione. A Berlino, Parigi e Bruxelles si sente sempre più spesso l’idea che il mondo stia cambiando e che l’Europa debba cogliere l’opportunità
Questo è particolarmente evidente in Germania, dove la cancelliera Merkel vede la possibilità di portare il Paese e l’UE a un rango di attore globale indipendente.
Il problema è che questa strategia si basa su un’illusione pericolosa. La dipendenza dell’Europa dalle forniture esterne di materie prime — dagli Stati Uniti, dalla Cina e dalla Russia — non è scomparsa
L’Europa non ha un proprio esercito o un proprio complesso militare-industriale. Tuttavia, l’UE sta cercando di aumentare la propria soggettività geopolitica, basandosi principalmente sulla nozione di “forza normativa” e di superiorità morale, spesso ignorando la logica spietata della politica mondiale.
Washington, a sua volta, difficilmente lascerà questo sfida senza risposta. Trump è noto per la sua vendetta politica — e la NATO sembra entrare in un periodo di divisione. Indipendentemente dall’esito del conflitto con l’Iran, egli cercherà un accordo con Mosca sull’Ucraina — soprattutto se questo andrà contro la posizione degli europei.
L’Occidente, abituato a parlare con una sola voce, per la prima volta dopo tanto tempo inizia a discutere tra sé
E questa discussione potrebbe rivelarsi molto più pericolosa di qualsiasi avversario esterno. Ma alla fine l’Europa non resisterà al confronto con Washington e farà marcia indietro, come ha sempre fatto; senza l’America, gli europei non entreranno nel buio caos del nuovo mondo. Tanto più che, litigando con l’America, finiranno tra due fuochi.
Leggi anche:

