La sinistra e l’odio eterno per la ricchezza (degli altri)
La sinistra da sempre asseconda quel riflesso ancestrale che riaffiora nelle coscienze dei comunisti, neo-comunisti ed ex comunisti di ieri oggi riciclatisi nell’internazionale progressista: l’odio per la ricchezza.
A sinistra non hanno fatto mai mistero di odiare i ricchi
Li ricordate i manifesti, affissi da Rifondazione Comunista nel 2006, su cui campeggiava l’anatema “Anche i ricchi piangano”?
Si sono dati una ripulita, fanno i radical-chic, indossano il cashmere, perché la ricchezza che fa schifo è quella altrui non la propria, qualcuno fa sfoggio della erre moscia, ma sotto la scorza liberal sono rimasti gli stessi di sempre: odio.
Oltretutto, negli anni hanno abbassato la soglia di percezione della ricchezza
Se prima nel mirino c’erano i paperoni ultramilionari, adesso la definizione di ricco la applicano anche a chi con il suo sudore si e’ costruito una bella casa o ha acquistato un automobile di lusso.
Chiedete, in proposito, a quei bravi ragazzi dei cessi sociali, così amorevolmente coccolati dalla sinistra.
Mi ricordo negli anni ’90 quando l’allora PDS, composto da una classe dirigente tutta proveniente dal PCI, per piacere al nuovo Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, si cambio’ d’abito, si sciacquo’ il viso, si defini’ una forza socialdemocratica
E questo pur di apparire presentabile al Presidente americano. Stessa cosa lo fece con Tony Blair.
Poi ritornarono i soliti e anni dopo gettarono la falce per riprendere il martello quando sbavarono per la vittoria del radicale Ignacio Lula alle presidenziali in Brasile e quando crocifissero Tony Blair quando segui’ George W. Bush nella guerra in Iraq.
Sotto, sotto, erano rimasti solo dei poveri comunisti
Oggi, la classe dirigente del PD non ha più nessun legame con la storia del defunto PCI, ma la visione e’ sempre la stessa: combattere la ricchezza.
Quella degli altri, però.
Il grande Presidente Ronald Reagan una volta fece una battuta: “I liberals hanno dichiarato guerra alla ricchezza e l’hanno persa”.
Beh, mi auguro che accada la stessa cosa anche qui in Italia
Come e’ riportato nel simbolo qui sotto: Italia democratica e progressista.
Italia democratica, certamente che si, progressista MAI.
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