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Pamela: Macerata non dimentica

di Redazione
2 Febbraio 2026
In Cronaca
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Pamela: Macerata non dimentica
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Pamela: Macerata non dimentica

Nella notte tra venerdì 30 e sabato 31 gennaio, a otto anni esatti da quel crimine che ha sconvolto l’Italia intera, una delegazione di ragazzi è tornata lì, nel cuore ferito della città. Insieme ad Alessandra Verni, madre di Pamela Mastropietro, si sono ritrovati nel luogo più simbolico e doloroso della vicenda.

 

Un luogo che sembra essere diventato un tabù: dopo l’installazione del piccolo monumento nel 2020, la memoria istituzionale in quel punto esatto pare essersi spenta

In una nota diffusa dal gruppo, il messaggio è netto: “Siamo qui per lanciare un segnale e un invito alle istituzioni”. La critica verso le varie amministrazioni è frontale. Sebbene ogni anno venga organizzata una cerimonia ai Giardini Diaz, questa viene percepita come un atto formale svuotato di partecipazione: “Organizzare un ricordo alle 11:30 di un giorno lavorativo, senza preavviso alla cittadinanza, significa voler mantenere una facciata pulita senza alimentare un vero ricordo collettivo”.

Il racconto di chi è sceso in strada stanotte è amaro. Davanti al palazzo dove Pamela incontrò i suoi “orchi”, la scena si ripete: tapparelle che si abbassano e sguardi che si voltano

“Ci è stato detto che la gente vuole voltare pagina, che parlarne svaluta il valore degli immobili”, dichiarano i giovani. “Assecondare questo silenzio omertoso spostando le celebrazioni altrove è un errore profondo”.

La nota prosegue sottolineando una contraddizione che fa riflettere la città: mentre molte realtà scendono in piazza per denunciare i femminicidi che avvengono a km di distanza, il caso di cronaca più atroce della storia recente di Macerata sembra essere caduto in un oblio selettivo.

“Un silenzio inquietante che abbiamo deciso di rompere ancora una volta, esponendo il nostro striscione in quel maledetto posto”

Il gesto simbolico della notte scorsa vuole essere una scossa per la comunità. Come ricordato dal prefetto Giovanni Signer, la sicurezza non si ottiene solo con uno “stato di polizia”, ma alimentando la coscienza dei singoli.

“Pamela, quella notte, ha incontrato persone che invece di aiutarla hanno scelto di approfittare della sua fragilità. Oggi, non possiamo permettere che la città continui a girarsi dall’altra parte”, conclude la nota

Macerata non dimentica, ma per onorare davvero Pamela serve il coraggio della memoria, non la comodità del silenzio.

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